I fondi e Micheli affondano nella chimica verde.

Due fondi di private equity e il finanziere Francesco Micheli scivolano sulla “chimica verde” di Newlisi, detentrice di un brevetto per il trattamento dei fanghi di supero civili e industriali. Qualche giorno fa, infatti, il giudice del tribunale di Milano Guendalina Pascale ha nominato Luigi Giancaspero commissario della società ammessa al concordato con riserva. I soci di Newlisi sono il fondo 360 Capital One col 78,6%, il fondo Indaco Venture Partners e la Micheli Associati ciascuno col 10,7%. La società, presieduta da Andrea Di Santo e guidata fa Ferruccio Borsani vede presente in consiglio anche Enrico (“Chicco”) Testa, già nel cda Enel e a.d. Acea e managing director di Rothschild.

Newlisi, spiega il ricorso presentato al tribunale dagli avvocati di Legance, ha installato i suoi impianti nei depuratori di Siena e Lecce e stava ultimando quello per il depuratore di Grosseto. Nel 2018 ha ricevuto un finanziamento di 15 milioni di euro dalla Banca Europea degli Investimenti (Bei), ma fra il 2019 e il 2020 ha perso oltre 3,5 milioni presentando un patrimonio netto negativo per 1,8 milioni a fine dello scorso anno con debiti per 6,8 milioni.

I soci hanno ripianato le perdite azzerando prima il capitale e poi aumentandolo per 50mila euro con un sovrapprezzo di 850mila euro ma dopo la ricapitalizzazione la crisi s’è ripresentata perché l’ex amministratore delegato Antonio Capristo è stato prima indagato per corruzione dalla procura di Grosseto per aver pilotato con tangenti la locale gara d’appalto di Grosseto e la vicenda ha colpito anche Newlisi per corruzione ai sensi della 231. Poi è sopraggiunta la pandemia e la mancata ripartenza del progetto grossetano. Di qui la richiesta della procedura per predisporre un piano di risanamento salvaguardando la continuità aziendale anche negoziando con la Bei.