L’aumento Exploenergy non basta al Mimit.

Aumento di capitale per Exploenergy, società di ricerca petrolifera lanciata oltre dieci anni fa per cercare metano nella bassa bresciana nei comuni di Corzano (nel cui sottosuolo si stima ci siano ancora 300 milioni di metri cubi), Reno Centese (Ferrara) e Castiglione di Cervia (Ravenna). La società è stata fondata nel 2012 da tre ex top manager Eni: Domenico Esposito (senior vicepresident e già a capo della Nigeria Agip Oil), Ennio Sganzerla e Stefano Cao, già amministratore delegato di Saipem e oggi fra l’altro presidente della quotata Gas Plus e amministratore delegato di Dri d’Italia (Invitalia). I tre hanno venduto nel 2017 il 90% dell’azienda alla compagnia petrolifera ucraina Cadogan Energy Solutions (ex Cadogan Petroleum), quotata a Londra, e oggi ne sono azionisti di minoranza rispettivamente col 3,5% cadauno Cao e Sganzerla e Esposito col restante 3%. Qualche giorno fa s’è riunita l’assemblea degli azionisti presieduta da Adelmo Schenato (anche lui ex top manager Eni) per deliberare una ricapitalizzazione da 120mila a 300mila euro, subito interamente sottoscritta da tutti i soci pro-quota. Il bilancio 2022 di Exploenergy, appena depositato, evidenzia tuttavia che a marzo scorso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), ex Ministero dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico, ha notificato all’azienda che la ricapitalizzazione non ha portato il patrimonio netto, come richiesto, a 300mila euro.