La gigafactory cerca di salvarsi.

Quella che doveva essere una delle gigafactory più grandi d’Europa (da 4 miliardi di euro) che sarebbe dovuta sorgere a Ivrea nell’ex area Olivetti, cerca una difficile salvezza. Qualche giorno fa, infatti, Rosa Grippo giudice delegato del tribunale di Milano ha ammesso Italvolt al procedimento unitario di composizione della crisi, in vista della presentazione di un piano di concordato, nominando Antonino Ficalora quale commissario. Italvolt è controllata dall’imprenditore svedese Lars Carlstrom il cui progetto era di far partire la fabbrica da 45 Gwh di batterie completamente sostenibili, sufficienti per alimentare 550 mila auto elettriche all’anno. Sui terreni vigeva un accordo di esclusiva con Prelios che tuttavia, nonostante le dichiarazioni del magnate svedese, non è stato rinnovato.

La crisi di Italvolt s’è aggravata quando da un lato il suo collegio sindacale ha presentato al tribunale domanda per l’apertura della liquidazione giudiziale e quando s’è mossa contro l’azienda anche la creditrice Pininfarina, la cui divisione Architettura aveva progettato la gigafactory. Così Carlstrom s’è mosso per dare attraverso la procedura accordata la speranza di continuare l’attività tanto che nel ricorso presentato ai giudici per conto dell’azienda dall’avvocato Daniela Oleni si scrive che è “ferma la volontà del socio di maggioranza di voler proseguire l’attività, avendone le concrete possibilità ed essendo inalterate le aspettative di nuova finanza, in quanto vi sono forti segnali degli investitori che confermano la loro totale volontà di portare a termine il progetto della gigafactory, così come richiesto oggi dal mercato dell’energia”.

Il ricorso imputa la crisi di Italvolt alla fase iniziale del progetto, periodo “che s’è protratto oltremodo per le difficoltà burocratiche, ben note, del sistema Italia, per i limiti ambientali ed ambientalistici, per il peregrinoso colloquio con le istituzioni locali, che hanno ritardato la disponibilità degli investitori a rispettare le promesse date e a fornire le provviste indispensabili”. A fine 2022 Italvolt aveva debiti per 5,5 milioni di euro su un attivo di quasi 10 milioni, ma la situazione patrimoniale allo scorso marzo mostrava perdite non ripianate per oltre 3,8 milioni, coperte abbattendo il capitale senza dar seguito a una prevista ricapitalizzazione di 20 milioni.