Solo Lucchini saluta De Chiara.

Con Enzo De Chiara se ne va uno dei personaggi più misteriosi e potenti della storia economica e politica italiana. Nato nel 1935 ad Aversa, idopo la laurea a Napoli in Scienze Navali e dopo una breve esperienza lavorativa a bordo di imbarcazioni con l’incarico di Ufficiale di Marina, all’inizio degli anni 70 emigrò negli Stati Uniti d’America dove grazie all’appoggio di uno zio che già da tempo viveva stabilmente lì e che gli offrì ospitalità, riuscì a diventare direttore della divisione commerciale della maison Gucci sulla 5 strada di New York. Non pago di essere un dipendente, «ho sempre cercato di guardare avanti senza mai accontentarmi» spiegò, decise di mettersi in proprio e oltre ad avviare un importante commercio nel campo della moda aprì uno dei più noti ristoranti di Washington il Romeo e Giulietta che gli fece da volano per entrare in contatto con i più influenti personaggi politici d’America. «Sono stato consigliere – disse – del Partito Repubblicano e ho avuto modo di conoscere e frequentare anche George Bush senior». Legami con gli esponenti del partito repubblicano americano ma non solo: «Sono stato io – disse ancora – agli inizi degli anni ’90 a far arrivare Bill Clinton per la prima volta in Italia quando non era ancora candidato alla presidenza dei democratici». 

Per i politici italiani De Chiara era da sempre «l’uomo degli americani”. Coinvolto nell’inchiesta Phoney money nel 1996 ad Aosta (da cui uscì indenne) le intercettazioni della P4 lo segnalarono in ottimi rapporti con Luigi Bisignani e il suo amico, il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro. I frequenti contatti con l’establishment politico e imprenditoriale americano e italiano lo portarono nel tempo oltre alla nomina di console onorario della Repubblica di Panama anche a quella di consigliere del Gruppo Ferruzzi di Raul Gardini, Ferrovie dello Stato, Aeronautica Macchi, Cirio, Sir e Rizzoli Internazionale. Attivissimo in Italia anche nel periodo di massima visibilità di Lorenzo Necci in Ferrovie dello Stato. Vantò anche legami con l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga. «A lui mi legava un profondo rapporto di amicizia e stima reciproca» dichiarò. Viveva tra Washington e Roma ma non rinnegare mai le sue origini nella città normanna più che un modo di dire è un vero e proprio habitus mentale: «Perchè dovrei dimenticare i luoghi dove sono nato? Aversa la porto nel cuore ma non è più quella che lasciai tanti anni fa, allora a differenza di oggi, era la più civile tra le città del meridione».

A commemorare la morte dell’uomo potente sconosciuto ai più, l’uomo degli americani e della loro influenza nel nostro Paese, oggi c’è solo un necrologio sul “Corriere della Sera”. Lo firma Stefano Lucchini, chief institutional affairs and external communication officer di Intesa Sanpaolo, ricordandolo come “uomo di straordinaria qualità umana e guida preziosa”.