Marzotto, riassetto da 48 milioni.
E’ costato 48 milioni di euro il recente passaggio di mano del gruppo tessile Marzotto. Il prezzo lo si desume dai due atti di cessione quote, siglati contestualmente a Milano pochi giorni fa davanti al notaio Carlo Marchetti: il primo tra Vittorio, Margherita, Italo e Tommaso Gaetano Marzotto e Ilaria Paffetti da una parte e dall’altra la Faber Five di Antonio Favrin e il secondo tra Manifatture Internazionali da una parte e la stessa Faber Five dall’altra. Con il primo atto Vittorio Marzotto (classe 1960) e famiglia hanno ceduto a Faber Five il 20% di Trenora, società che detiene il 52,2% di Wizard, azionista al 100% di Marzotto spa, per 16 milioni. Con il secondo atto Manifatture Internazionali (di proprietà delle famiglie Donà Dalle Rose, Puri Purini e Tecchi), che detiene fra l’altro il 28,7% di Wizard, ha ceduto per 32 milioni tutto il suo 40% della stessa Trenora alla società di Favrin, che è così salita al 100%. “L’acquisizione da parte di Faber Five è ispirata dalla volontà di garantire continuità alle attività di rinnovamento e rilancio del gruppo intraprese in questi ultimi anni”, aveva commentato qualche giorno fa Davide Favrin, figlio di Antonio ceo del gruppo Marzotto. Così dopo quasi due secoli dalla fondazione, avvenuta nel 1836, nessun rappresentante della famiglia fondatrice è dunque più alla guida del gruppo tessile Marzotto. Nell’esercizio 2023 il gruppo ha riportato ricavi per 398 milioni di euro, in crescita del 7,7% sul 2022. L’ebitda si è portato a 55 milioni, mentre l’ebit è stato di 40,5 milioni. In crescita anche l’utile a 24,2 milioni contro i 17 milioni dei 12 mesi precedenti. In salute infine la posizione finanziaria netta pari a 85,5 milioni di euro rispetto agli 83,8 dello scorso anno.
