Quei tanti no a Nexi.
Non è proprio piaciuta a molti grandi fondi italiani (tra cui quelli di Assicurazioni Generali e Azimut) ed esteri la decisione presa dal consiglio d’amministrazione di Nexi, la quotata attiva nei pagamenti digitali presieduta da Michaela Castelli e di cui Paolo Bertoluzzo è amministratore delegato, di introdurre il voto tramite un “Rappresentante comune degli azionisti”. Lo si scopre leggendo il verbale dell’assemblea dei soci dello scorso 16 settembre di Nexi, svoltasi a Milano e presieduta dalla stessa Castelli, che nella parte ordinaria ha visto un consenso quasi unanime con il sì del 99% dei partecipanti al voto alla nomina di Luca Velussi quale nuovo consigliere d’amministrazione. Ben diverso è stato l’esito della parte straordinaria dell’assise chiamata a deliberare sulla modifica dell’articolo 10 dello statuto. Il cda ha infatti proposto di inserire nello statuto una nuova clausola che prevede che consente al consiglio di prevedere che di volta in volta l’assemblea si tenga con la partecipazione degli aventi diritti al voto esclusivamente “mediante il conferimento di deleghe al Rappresentante Designato dalla società”. A questo punto in assemblea sono emerse posizioni diverse. Infatti le azioni favorevoli sono sì state 753,9 milioni rappresentanti il 78,2% dei partecipanti al voto (pari al 58,5% del capitale) ma contro hanno votato i portatori di quasi 210 milioni di titoli rappresentanti il 21,7% dei partecipanti (16,2% del capitale). Favorevoli ovviamente i soci forti come Cdp e i fondi di private equity azionisti; ma è stata quasi unanime la bocciatura arrivata dai fondi italiani ed esteri. Come i fondi di Abb, Allenza e Generali, Allianz, Amundi, Aviva, Azimut, Blackrock, Bnp Paribas, Bny Mellon, Calvert, Deka, Dws (Deutsche Bank), Etica Sgr, Fidelity, Franklin Templeton, Invesco, iShares, Lazard, Legal and General, Mercer, Morgan Stanley, Pictet, Schroders, Ubs e Vanguard.
