Berlusconi scende dall’auto cinese.

Paolo Berlusconi si tira fuori dal business automobilistico cinese in Italia. Qualche giorno fa, infatti, a Milano davanti al notaio Dario Cortucci è stato registrato un atto di cessione quote alla presenza di Roberto Merlini, consigliere d’amministrazione di Pbf (la holding del fratello del defunto ex premier Silvio Berlusconi) e di Bruno Mafrici quale amministratore unico della Car Mobility. Con l’atto la Pbf ha venduto per il valore nominale di mille euro a Mafrici, che già ne possedeva il 90%, il 10% di Df Italia costituita a metà dello scorso anno e avente come attività “il commercio in Italia e all’estero, l’import/export di autoveicoli” e l’attività di rivendita. Df Italia voleva essere di fatto la filiale italiana di Dongfeng, uno dei più grandi conglomerati automobilistici cinesi, attivo anche con i marchi Voyah e Mhero. Fondata nel 1969, Dongfeng è una tra le “Big Four” delle aziende automobilistiche di proprietà statale in Cina, con una storia segnata da una costante espansione. Mafrici è un esperto in mercati internazionali e innovazione e fondatore del gruppo di imprese italiane e svizzere denominate M Management e BM Advisory, leader nella consulenza finanziaria aziendale per il settore automobilistico. E’ probabile che l’uscita di Berlusconi sia legata al fatto che lo stesso Mafrici sia stato recentemente nominato ceo per l’Italia di Dongfeng Motors