Ima, rallenta l’utile di Vacchi.

Risultati in chiaroscuro per I.m.a. Industria Macchine Automatiche, il gigante del packaging già quotato, controllato e presieduto da Alberto Vacchi e nel cui capitale è recentemente entrato il private equity Bdt & Msd, e che occupa quasi 7mila 500 addetti. Il bilancio del 2024 approvato poche settimane fa dai soci riuniti nella holding So.Fi.Ma., ha visto infatti l’utile ordinario contrarsi a 15,5 milioni di euro dai 70,6 milioni del precedente esercizio e il profitto è stato interamente accantonato. Anche il bilancio consolidato ha segnato un lieve rallentamento perché pur se i ricavi sono lievemente aumentati anno su anno da 2,3 a 2,36 miliardi e il gruppo ha mantenuto buoni livelli di redditività (ebitda di 446,8 milioni dagli 429 milioni del 2023), l’ultima riga ha evidenziato un utile netto in calo da 96,3 a 70,2 milioni a causa di perdite non ricorrenti pari a 13,6 milioni (svalutazione di crediti, oneri su acquisizioni e ristrutturazioni di due controllate). Le spese di ricerca e sviluppo sono salite anno su anno da 80,1 a 83,1 milioni. A fronte di un indebitamento finanziario netto di 1,9 miliardi, il gruppo di Vacchi presentava a fine dello scorso anno un patrimonio netto di oltre 2,2 miliardi. L’indebitamento è salito rispetto al 2023 quand’era pari a 1,66 miliardi a causa dell’acquisizione di quote di minoranza della tedesca Ima Dairy & Food Holding, di Ciemme e Tecmar oltre all’acquisizione della citata Omas. Vacchi nella relazione sulla gestione a proposito del 2025 prevede “una crescita in termini di ricavi e redditività”.