L’acciaio Beltrame si piega.

Il difficile 2024 dell’industria siderurgica mondiale e italiana con calo della produzione e tensione sui prezzi s’è riflesso nei numeri da poco approvati del gruppo della veneta Beltrame Holding (Bh), la cassaforte della famiglia di Barbara Beltrame, presidente di Confindustria Vicenza, a monte della operativa Afv Acciaierie Beltrame. Il gruppo, presieduto da Antonio Beltrame padre di Barbara e che occupa 2mila addetti, ha chiuso infatti il bilancio consolidato dello scorso anno evidenziando ricavi diminuiti anno su anno del 7,7% a 1,61 miliardi di euro a fronte di volumi in lieve aumento da 2,11 milioni a 2,14 milioni di tonnellate. Deciso il peggioramento dei margini reddituali perché ebitda ed ebit sono calati anno su anno rispettivamente, da 51,3 milioni a 14,4 milioni e da -61 milioni a -98,7 tanto che l’ultima riga ha visto una perdita di quasi 130 milioni rispetto a quella di 87,5 milioni del 2023. Peggiorata anche la posizione finanziaria netta, scivolata a debito per 73,6 milioni rispetto al valore positivo di 48 milioni del precedente esercizio. “Per quanto riguarda i covenant finanziari – dice la relazione sulla gestione – a causa della scarsa redditività del gruppo non è stato rispettato il covenant relativo al rapporto posizione finanziaria netta/ebitda”, ma il ceto bancario ha comunque concesso un “waiver” su tale punto. Afv Acciaierie Beltrame per ottenere il citato waiver ha elaborato un piano industriale 2025-2029 che anche grazie alle azioni di riduzione dei costi intraprese sulle due controllate (la svizzera Stahl Gerlafingen e Donlam, la romena ex COS Targoviste) prevede quest’anno un significativo miglioramento dell’ebitda e un progressivo ritorno a un utile netto nell’arco di un triennio. Nei primi mesi di quest’anno il gruppo ha registrato un ebitda in linea con le previsioni, la generazione di cassa operativa è stata negativa e la posizione finanziaria netta è risultata allineata alle attese.