Clerici inverte la rotta.
Paolo Clerici, l’ottantenne imprenditore nato a Genova il 4 settembre del 1945 e titolare del gruppo di mining e shipping Coeclerici, fa marcia indietro sul complesso riassetto varato all’inizio dell’estate scorso. Qualche giorno fa, infatti a Milano s’è riunita sotto la presidenza di Clerici l’assemblea dei soci di Fincler, cassaforte della famiglia Clerici, che he revocato “per il momento” sia la scissione parziale della stessa Fincler a favore della società Silvalpana sia la fusione inversa della stessa Fincler nella controllata Coeclerici. Le due operazioni erano state contestualmente varate a fine del giugno scorso. La scissione parziale di Fincler attribuiva a Silvaplana un valore totale dell’attivo di 36,1 milioni composto da immobili, opere d’arte, auto d’epoca, partecipazioni varie, gestioni e quote di fondi. Clerici è amministratore unico della scissa e della beneficiaria la cui composizione del capitale (11,6 milioni per Fincler e un milione per Silvaplana) è identica: il 99,99% in mano a CNF Generale Fiduciaria mentre l’imprenditore ha direttamente solo lo 0,01%. La fusione inversa era stata motivata per “scopi di natura economica e finanziaria – recitava il progetto del merger – volti essenzialmente a semplificare la struttura del gruppo, eliminando la duplicazione di funzioni determinata dalla compresenza di due società holding, con conseguente razionalizzazione e semplificazione dei flussi finanziari e dei processi aziendali”.
