Bazoli & Ubi: di padre in figlia.

Questa sera a Brescia sarà il tutto esaurito. Al Centro Pastorale Paolo VI, cuore del potere della finanza cattolica della Leonessa, si presenta “Imperi senza dinastie”, il libro sull’ex re del tondino bresciano, il defunto Luigi Lucchini.

M c’è da credere che nelle ovattate sale del Centro intitolato a Papa Montini, bresciano doc, si parlerà delle gesta di un altro bresciano a denominazione d’origine controllata: l’ultra-ottantenne Giovanni Bazoli. Il presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo che invece ha costruito una vera e propria dinastia. E si parlerà anche molto di questa lunga e strana intervista al banchiere-professore bresciano pubblicata pochi giorni fa sul “Financial Times” e ripresa con enfasi, e senza commenti in Italia, dal “Corriere della Sera” e “Il Sole 24Ore”. Un’intervista nella quale Bazoli ha avuto un solo obiettivo: dire che il capitalismo “di relazione” – che lo ha visto e lo vede protagonista da almeno 40 anni – non è il male dell’Italia.

Perché questa uscita così plateale di un banchiere accademico così accorto come Bazoli e dai modi così felpati? Forse per rintuzzare l’ennesimo attacco all’“arzillo vecchietto” scagliato da Diego Della Valle sull’affare Rcs? A Brescia non ci credono, E credono invece di sapere che molto di quest’intervista si deve a una prossima partita di potere che riguarderà una banca cara a Bazoli tanto quanto e forse più di Intesa. Questa banca si chiama Ubi, nata dall’integrazione fra il cattolico Banco di Brescia e la Banca Popolare di Bergamo, dove si prepara un’affollata infornata di nomine: sono in scadenza, infatti, quasi 200 poltrone nei consigli d’amministrazione di tutte le controllate.

Fra queste, appunto, quella – importante e strategica – della presidenza del Banco di Brescia, nato dalla fusione del Credito Agrario Bresciano col Banco San Paolo di Brescia di cui Bazoli era consigliere quando nel 1982 fu chiamato dall’allora ministro del tesoro Nino Andreatta per risanare il Banco Ambrosiano dopo il suicidio di Roberto Calvi. Ebbene: tutti nella città della Leonessa sanno che il candidato numero uno alla presidenza si chiama Francesca Bazoli, adorata figlia di Giovanni, detto “Nanni”. Francesca Bazoli è consigliere del Banco di Brescia e membro del comitato esecutivo dal giugno del 2013 e siede pure nel cda di Ubi Sistemi e Servizi, cuore dell’information technology del gruppo creditizio.

Già in passato Bazoli papà nel nome del “capitalismo di relazione” aveva cercato di proiettare la figlia alla presidenza della controllata, incontrando qualche resistenza. Il bilancio 2013 del Banco di Brescia, poi, non è stato particolarmente brillante, con un utile – si dice – di soli 9 milioni di euro rispetto ai 23 dell’anno prima. Ma la “longa manus” di papà Nanni conta ancora molto in città. E contano le sue relazioni. Quelle relazioni di Bazoli che proprio con Lucchini negli ultimi tempi s’erano raffreddate per colpa dell’affare Rcs. Tanto che gli eredi del re del tondino hanno deciso di quasi smobilitare dall’editrice del “Corriere della Sera” quando hanno capito che Via Solferino era ormai in mano alla dinastia Agnelli-Elkann.

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