I Mezzaroma nel guado.

Momento critico per i Mezzaroma, importanti costruttori romani. Qualche giorno fa, infatti, a Roma davanti al notaio Pietro Mazza si è tenuto un consiglio d’amministrazione di Impreme, la holding della famiglia, presieduta da Barbara Mezzaroma alla quale hanno partecipato in qualità di consiglieri il padre Pietro e la sorella Alessandra. Durante la riunione il presidente ha informato i consiglieri della necessità di presentare al tribunale di Roma una proposta di concordato con riserva ex articolo 161, cioè funzionale alla successiva presentazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti ex articolo 182 della legge fallimentare “quale strumento atto a consentire la soluzione regolata della crisi d’impresa”. Barbara Mezzaroma ha motivato tale decisione in base “alle risultanze emergenti dalla situazione patrimoniale al 30 giugno 2016 e, in particolare, in considerazione dell’esposizione debitoria in essere nei confronti del proprio ceto creditorio”.

La figlia di Pietro Mezzaroma aveva assunto la presidenza di Impreme ad inizio del 2015, quando grazie al sostegno delle banche creditrici Mps e UniCredit la holding stava cercando di uscire dal guado e per il 2014 prevedeva di raggiungere ricavi pari a 124,6 milioni di euro, con il ritorno all’utile e una riduzione dell’indebitamento. Il tutto mentre il bilancio ordinario 2013 di Impreme, l’ultimo disponibile, si era chiuso in perdita per 14 milioni rispetto alla perdita di 20 milioni dell’anno prima, con il consolidato che aveva evidenziato un fatturato in ripresa a 63 milioni e un passivo finale di oltre un milione. Impreme è detenuta per il 90,8% dall’accomandita Pietro Mezzaroma e figli e per il 9,1% restante da Massimo Mezzaroma. L’accomandita vede papà Pietro accomandante e accomandatari i quattro eredi (Alessandra, Barbara, Massimo e Valentina).

 

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