La Vita è un gran pasticcio.

Un gran pasticcio quello che sta succedendo da qualche settimana a Vita, la media company specializzata nei temi del terzo settore e del volontariato, quotata all’Aim, di cui presidente è il giornalista ciellino Riccardo Bonacina. Andiamo con ordine. A fine dello scorso novembre il consiglio d’amministrazione “preso atto di una situazione di tensione finanziaria” e “nella prospettiva di salvaguardare la continuità aziendale e i livelli occupazionali” decide di presentare una domanda per l’ammissione alla procedura di concordato preventivo con continuità aziendale, prevedendo cioè la prosecuzione dell’attività. Un modo come un altro per dire che alle viste c’è un compratore.

Tant’è che il 23 dicembre scorso il cda da un lato approva la proposta di affittare a titolo oneroso il ramo d’azienda editoriale a Vita News, neocostituita cooperativa fra i giornalisti della redazione del magazine “Vita” e dall’altro prende atto della “manifestazione d’interesse” per l’affitto del ramo d’azienda tecnologico della società presentata da K Group. Questa è una srl, azionista di maggioranza relativa di Vita con oltre il 38,6%, detenuta da Stefano Turri che ovviamente è anche consigliere di Vita. Ai due compratori viene dato tempo fino al’11 gennaio per presentare un’offerta definitiva. Cosa che avviene solo in parte perché il 15 gennaio il cda comunica che accetta l’offerta, dovutamente integrata, della cooperativa Vita News mentre proroga al 17 gennaio la deadline per l’integrazione della proposta d’acquisto da parte di K Group.

Cosa succede il 17 gennaio scorso? Che il consiglio d’amministrazione di Vita ritiene “non ricevibile” la proposta d’acquisto di K Group. Ma non solo perché “approva una relazione proposta su richiesta del collegio sindacale, dalla quale emergono condotte gravemente contrarie ai principi di corretta amministrazione, riferibili a uno degli amministratori”. E sapete chi è questo amministratore? E’ Consob ad obbligare Vita a comunicarne il nome: è lo stesso Turri. Verso il quale viene così proposta azione di responsabilità, all’esame dell’assemblea convocata per il prossimo 6 febbraio. Nel frattempo in Vita piove sul bagnato perché il Nomad (Nominated Advisor), cioè il soggetto finanziario che ha seguito la quotazione, decide di recedere dall’incarico. Il Nomad è Banca Akros (Bpm), presieduta da un altro ciellino “doc”, Graziano Tarantini.

E mentre si parla di un buco 2016 di 3 milioni di euro su 5 di fatturato, il 28 settembre scorso il consiglio d’amministrazione esaminando i risultai allo scorso giugno non aveva mosso nessun rilievo e tantomeno segnalato un allarme sui conti…

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