Si spengono le batterie di Dolcetta.

Strada stretta e probabile liquidazione per Dicra, la società vicentina che produce ricambi e batterie per auto, moto e camion, controllata da Stefano Dolcetta Capuzzo, già patron della Fiamm (recentemente passata alla giapponese Hitachi), ex vicepresidente di Confindustria (dove fu spinto dall’amico vicentino Paolo Scaroni, ex amministtatore delegato di Eni) ed ex presidente di Banca Popolare di Vicenza. Qualche giorno fa, infatti, il giudice del tribunale di Vicenza Silvia Saltarello ha ammesso la società alla procedura di concordato con riserva nominando Carla Favero quale commissario.

E’ stato così accolto il ricorso presentato lo scorso 12 maggio per conto dell’azienda dall’avvocato Andrea Bertuzzo dello studio Arena Bertuzzo & Partners. Nel ricorso si spiega che Dicra ha chiesto il concordato per la crisi dovuta “alla grave recessione che da tempo coinvolge il settore del commercio di componentistica e ricambi per automezzi”, colpito dai minori prezzi applicati da competitor esteri. Così l’azienda ha avviato i licenziamenti e “intende avanzare un piano concordatario di natura eminentemente liquidatoria” riservandosi “all’esito di necessari verifiche, di presentare un accordo di ristrutturazione del debito”.

Dicra, che produce candele e candelette, lampadine, spazzole tergicristalli, filtri aria, filtri olio e filtri carburante, cavi e sonde, motorini di avviamento e alternator, ha fatturato nel 2015 circa 8 milioni di euro, appesantita da debiti per oltre 9 milioni. L’azienda ha incaricato Massimo Salvatico di redigere una perizia sui beni in magazzino, prodromica ad una vendita per incassare liquidità e meglio soddisfare il ceto creditorio.

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