Il Paperone italiano e la grossa grana fra Irlanda e Lussemburgo.

E’ il sesto uomo più ricco d’Italia, secondo la classifica 2013 di Forbes e in tale posizione ha superato Silvio Berlusconi. Il suo patrimonio è stimato in 6,6 miliardi di dollari che ne fanno il 189esimo uomo più ricco del pianeta. Stefano Pessina, oltre ad essere uno dei Paperoni d’Italia, è il fondatore del gruppo Alliance Boots, basata a Zugo (Svizzera) leader mondiale nel settore della farmaceutica e dell’health and beauty, di cui l’americana Walgreen è socio al 45%. Dopo essere nato a Pescara, vissuto a Napoli, Como e poi Milano, oggi risiede a Montecarlo, possiede uno yacht da 50 metri e 7 automobili in garage che non usa mai. Ha tanti amici nelle diverse città del mondo che si accontenta di sentire al telefono. Ha sempre goduto di ottima stampa assieme alla moglie Ornella Barra: all’estero, ma anche in Italia.

Eppure, proprio Pessina, è finito in una brutta storia. Due organizzazioni internazionali, War on Want e Change to Win, lo hanno accusato pochi giorni fa con un dettagliato dossier di aver violato le convenzioni fiscali Ocse attraverso alcune operazioni finanziarie intercorse tra Alliance Boots e veicoli offshore dello stesso Pessina. In altre parole lo hanno accusato di evasione fiscale. Al centro dell’intrigo c’è una società lussemburghese, la Dascoli, messa in liquidazione con un’assemblea striminzita di mezzora nello scorso giugno. La Dascoli è di proprietà di Pessina e cosa fa? Tramite due controllate irlandesi a partire dalla fine del 2009 compra 220 milioni di sterline di obbligazioni emesse da Alliance Boots quando trattavano a fonte sconto rispetto alla parità. L’accusa che muovono le due organizzazioni al sesto uomo più ricco d’Italia è che quando il gruppo farmaceutico quest’anno ricompra quei bond per 247 milioni di sterline, la maggior parte del guadagno potrebbe essere finito – esentasse – proprio a vantaggio del veicolo di Pessina.

Non è la prima volta che il nostro Paperone finisce sotto tiro. Due mesi fa il sindacato inglese Unite, infatti, lo ha accusato di aver evaso più di un miliardo di sterline di tasse quando nel 2007 – tramite un leverage buy out da 12 miliardi di sterline – rilevò Alliance Boots assieme a Kkr, il grande fondo americano di private equity già protagonista dell’opa miliardaria sulla Nabisco che ispirò il libro “Barbarians at the gate”. Come reagisce Pessina alle nuove accuse? Ovviamente nega tutto e Alliance Boots le respinge come “inaccurate e, crediamo, diffamatorie” ricordando che il gruppo ha regole severe di corporate governance, che assicurano piena trasparenza, contenuta nei dati bilancistici.

Vedremo come finirà. Nel frattempo questa storia è finita in evidenza sul “Financial Times”. Ma i grandi giornali italiani non se ne sono accorti. E chi voglia saperne qualcosa di più legga qui sotto:

http://www.waronwant.org/campaigns/tax-justice-now/18010-boots-billion-pound-tax-dodge-report

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