8 in condotta al nuovo superbanker di Mediobanca.

Stefano Marsaglia, torinese, 58 anni, è  la nuova punta di diamante di Mediobanca. L’amministratore delegato di  Piazzetta Cuccia, Alberto Nagel, lo ha strappato (c’è da immaginare a caro prezzo) dalla poltrona di numero uno del Financial Institutions  Group di Barclays, cuore della banca d’affari dell’istituto britannico, per farlo co-responsabile del Corporate e Investment Banking (CIB) di Mediobanca. La scelta è felice: Marsaglia, assieme a Andrea Orcel oggi capo dell’investment banking di Ubs, è tra i banchieri d’affari italiani più famosi all’estero e con alle sue spalle storie di ottimi deal.

Di Marsaglia vale la pena ricordare che prima di Barclays, dov’è arrivato nel 2009, ha militato per 17 anni come numero uno per l’Italia di NM Rothschild, la prestigiosa boutique d’affari che ha visto passare tra le sue fila fra gli altri Enrico (“Chicco”) Testa e Franco Bernabè. Marsaglia lavorava in Rothschild in tandem con Alessandro Daffina (più volte citato come contatto privilegiato del faccendiere Luigi Bisignani) quando consigliava “Don” Enrico Botin, numero uno del Santander, nel vendere a caro prezzo l’Antonveneta al Monte dei Paschi di Siena. E, prima ancora, Rothschild Italia era stata advisor della maxifusione Unicredit-Capitalia. Trasferitosi in Barclays, Marsaglia ha recentemente consigliato Raffaele Mincione, finanziere italiano d’origine e residente a Londra come il superbanker, di investire su Bpm dopo aver finanziato la sua scatola lussemburghese Time and Life per quasi 40 milioni per acquistare l’1% di Mps. In quella puntata Mincione su 40 milioni investiti ne ha persi 17, ma Barclays è stata rimborsata.

Fin qui gli affari di Marsaglia. Ma poi c’è una storiella che gira da qualche anno per Londra, tra i banker nostrani e i gestori di hedge fund, che potrebbe destare sorpresa nell’ovattato ambiente di Mediobanca ove riservatezza e understatement sono di rigore. Marsaglia, infatti, è un appassionato giocatore di polo. Fin qui nulla di strano. Il polo, definito oltre Manica “lo sport dei re”, è, specialmente a Londra, una sorta di club dove si possono fare anche buoni affari fra un “swing” (colpo) e l’ altro sferrato dal “mallet” (mazza). Fra l’altro il nuovo superbanker di Mediobanca è bravo, perché ha vinto due Gold Cup, la Hildon Queen’s Cup e il trofeo Prince of Wales.

Il punto è che proprio praticando questo sport, Marsaglia ha ricevuto una multa di ben 30.000 sterline inflittagli dalla Hurlingham Polo Association (HPA), cioè la Lega del polo britannico. L’episodio, avvenuto nell’estate di qualche anno fa, vedeva Marsaglia giocare con il team Azzurra al Cowdray Park Polo Cluba Hidhurst, nel West Sussex,  durante il British Open Championship. Ma che ha fatto di tanto grave il superbanker per meritarsi la supermulta (la massima consentita dalle regole HPA) oltre a una sospensione dai campi per 15 mesi? Ha insultato, minacciato e infine sputato addosso a un arbitro. “Ambire al massimo e comportarsi in maniera onesta” aveva risposto il banchiere quando gli avevano chiesto qual’era il segreto di un buon
giocatore di polo.

Insomma: Marsaglia è un tipo irascibile. Nagel ne tenga conto.

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