Fiat: il dividendo solo ai soliti.

“Quanto ai dividendi, proprio per lavorare sull’abbattimento del debito e favorire gli investimenti, anche quest’anno non verranno distribuiti agli azionisti”. Più chiaro di così John Philip Elkann, numero uno di Fiat, non poteva esserlo: in un’intervista oggi a “La Stampa”, il quotidiano di proprietà, spiega perché gli azionisti del gruppo automotive quest’anno restano a bocca asciutta, proprio mentre nasce la nuova Fiat Chrysler Automobiles, la cui sede si sposta da Torino all’Olanda.

Dolenti note, quindi, per i soci Fiat. Ma anche per gli Agnelli, gli Elkann, i Nasi, i Ferrero di Ventimiglia, i Camerana? Insomma, cosa succederà per gli oltre 200 membri della ex real casa che sono stato abituati per anni a ricevere lauti dividendi dalla Giovanni Agnelli & C. Sapa, l’accomandita di famiglia che sta in testa alla filiera che scende giù prima a Exor e poi alla neonata Fca? I componenti della dinastia subiranno la stessa sorte degli altri azionisti Fiat e dovranno tirare la cinghia?

Nient’affatto. Qualcuno ha pensato a metter fieno in cascina per i tempo bui. Pochi giorni prima di Natale, infatti, la Old Town, un veicolo lussemburghese sconosciuto ai più e controllato dall’accomandita, ha restituito capitale alla Giovanni Agnelli & C. Sapa per olte 173 milioni di euro. Amministratore delegato della Old Town è Enrico Vellano, chief financial officer di Fiat e procuratore dell’accomandita.

Se si pensa che il monte-cedole distribuito ogni anno dalla Sapa di casa Agnelli è di circa 20-25 milioni, si capisce che quella valanga di soldi rientrati dal Lussemburgo possono garantire incassi dorati a tutti i membri del clan per almeno altri 6-7 anni, alla faccia degli altri azionisti Fiat-Fca. In fondo il Granducato è a un passo dal regno olandese. E da lì l’Italia è così irrimediabilmente lontana. Proprio come da Detroit dove regna il chief executive officer Sergio Marchionne, cittadino svizzero.

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