Arpe non avrà un posto al Sole.

Matteo Arpe tenta per la seconda volta di giocare una importante partita editoriale, ma anche in questa occasione trova la porta sbarrata. L’ex golden boy di Mediobanca prima e Lehman Brothers poi, successivamente messosi in proprio con la boutique d’investimento Sator, nei mesi corsi aveva cercato di rilevare il controllo del settimanale “Il Mondo” da Rcs MediaGroup. Ma la casa editrice del “Corriere della Sera” aveva detto di no ad Arpe (salvo poi chiudere il settimanale all’inizio di quest’anno) anche perché all’azionista forte Mediobanca non piacevano le ambizioni di Arpe nel mondo della carta stampata dopo che il patron di Sator s’era messo contro Piazzetta Cuccia sul dossier Fonsai, successivamente traghettata da Alberto Nagel dentro Unipol.
La seconda porta chiusa Arpe se l’è invece vista sbattere qualche settimana fa nientemeno fa che da Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria. Risulta infatti che Arpe, operando con l’appoggio anche di alcuni hedge fund, abbia rilevato un pacchetto consistente di azioni – circa il 2% – della quotata “Il Sole 24 Ore” che l’associazione di Viale dell’Astronomia controlla largamente con il 67%. Le difficoltà del quotidiano economico confindustriale sono note: negli ultimi quattro bilanci civilistici della gestione di Donatella Treu e della direzione di Roberto Napoletano il giornale ha perso oltre 171 milioni. Un nuovo socio, quindi servirebbe per consentire a Confindustria di non svenarsi ulteriormente. Ma Arpe non sarà un socio gradito, come Squinzi ha tenuto a precisare. All’ex golden boy resta il web, con il sistema editoriale che ruota attorno al sito Lettera 43.

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