I dieci giorni di Romitino.

Maurizio Romiti ha dieci giorni di tempo e poi potrebbe mettere la parola fine a una delle sue più sfortunate iniziative imprenditoriali. Entro il 31 agosto, infatti, dovrà essere sottoscritto l’ennesimo aumento di capitale di Pentar, boutique finanziaria e merchant bank lanciata dal figlio di Cesare Romiti dopo aver lasciato la carica di amministratore delegato di Rcs. Pentar, però, ha accumulato perdite anno dopo anno e il susseguirsi di ricapitalizzazioni ha fatto scappare tutti gli altri azionisti. “Romitino”, rimasto unico socio con la sua Polluce, è stato costretto poche settimane fa a convocare a Milano davanti al notaio Carlo Marchetti un’assemblea di Pentar perché il 2013 si è chiuso in rosso per 2,6 milioni di euro che assieme agli altri 2,1 milioni di perdite portate a nuovo hanno bruciato sia il capitale di 2,4 milioni, sia le ultime riserve di 1,8 milioni.
Che fare? Per evitare la ingloriosa messa in liquidazione, l’assemblea ha deciso di ripianare le perdite, azzerando ovviamente capitale e riserve. Fatto ciò, è avanzato ancora un rosso di 475.320 euro e allora è stato varato un aumento di capitale di 100.000 euro con contestuale trasformazione di Pentar da società per azioni in società a responsabilità limitata. La ricapitalizzazione sarà da liberare, anche mediante compensazione, unitamente a un sovraprezzo massimo pari al valore della perdita residua. Il tutto deve avvenire entro il prossimo 31 agosto: altrimenti sarà liquidazione.
Il disastro di Pentar sta nei soli 35.000 euro di ricavi 2013 rispetto agli 800.00 euro di un anno prima e, su un attivo 9,3 milioni, nei 600.000 euro di svalutazione dell’olandese Afg Pentar Bv. Fra le altre controllate Art ha perso 2,6 milioni mentre la collegata Copaim nel 2012 aveva bruciato 6,7 milioni. A completare gli investimenti di Romiti junior ci sono le quote di Gbm Holding (a monte del Gruppo Bancario Mediterraneo) e di Manzano Sviluppo.

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