Le spine di Lady Marcegaglia.

Profondo rosso per il presidente dell’Eni. Emma Marcegaglia, ex numero uno di Confindustria e proiettata dal governo Renzi alla testa del gruppo del cane a sei zampe, ha infatti dovuto attingere alla riserva per coprire la perdita di 73,7 milioni di euro apertasi nel bilancio civilistico 2013 della Marfin, holding della dinastia mantovana. Marfin, che pure nel 2012 aveva segnato un minutile di 554 mila euro, è scivolata in un passivo così pesante poiché ha dovuto contabilizzare svalutazioni per 71,2 milioni. Di queste quella senz’altro più rilevante è stata operata per 28,6 milioni sul 100% della Marcegaglia spa, la controllata al 100% che opera nella produzione e commercializzazione di acciaio e ora in carico a 507,8 milioni; mentre di altri 4 milioni è stato il writeoff che ha colpito la Marcegaglia Ireland, iscritta per 105,6 milioni.

Marfin, che ha un attivo di 655 milioni e un patrimonio netto di 465 milioni, è diventata dal 2012 socio di Gabetti Property Solutions, nel cui consiglio siedono Emma e il fratello Antonio Marcegaglia. A fine 2013 la partecipazione, pari ancora al 52%, era in carico per 20,1 milioni dopo una svalutazione di 7 milioni; ma la quota è successivamente scesa per via di un aumento di capitale a seguito del quale è diventato azioniste importante un gruppo di banche capitanato da Unicredit, nell’ambito del piano di ristrutturazione della quotata immobiliare e oggi Marfin detiene il 35,4% oltre ad un 3% che fa capo alla Marcegaglia spa.

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