Il verde Chicco e il nero Mancini.

Da una parte c’è uno dei manager che ultimamente ha speso più parole di elogi verso il premier Matteo Renzi. Si chiama Enrico Testa, “Chicco” per tutti. Già militante nelle file della sinistra, poi ecologista, oggi è presidente dell’Assolettrica di Confindustria. Già presidente di Acea e poi di Enel. Uscito dalla galassia delle aziende pubbliche è andato a fare il banchiere d’affari alla Rothschild e oggi è presidente anche di Telit Communications, vicepresidente di Idea Capital Funds dei Boroli-Drago (i proprietari della De Agostini) e presidente di Eva Energie Valsabbia, società che sviluppa e costruisce impianti idroelettrici e fotovoltaici.
Un manager, insomma, molto politically correct.

Dall’altra parte c’è Riccardo Mancini, l’uomo nero – e non solo per le simpatie politiche – finito agli arresti l’altroieri nella retata di Mafia Capitale che ha inguaiato gli ambienti della destra estremista romana. Mancini è l’ex numero uno di Eur spa ed ex finanziatore dell’ex sindaco Gianni Alemanno.

Testa e Mancini, due personaggi fra loro così diversi, sono collegati da un filo. Che a che fare col business. Si chiama Treerre – Recupero Riciclo Riutilizzo: è un’azienda romana fondata nel 1996 che si occupa di smaltimento rifiuti, in particolare in stabilimenti petrolchimici e siti contaminati da amianto. Ad esempio operando, come fa ultimamente, per cercare di mettere in sicurezza Resit, la discarica di Giugliano simbolo dei veleni che hanno contaminato la Terra dei Fuochi.

Testa pochi giorni fa è diventato presidente di Treerre che è controllata da Emilia Fiorani. Una brava imprenditrice, che è stata la compagna di Carlo Pucci, ex di Terza Posizione, arrestato nella retata dell’altroieri. Pucci è il tabaccaio di viale Europa, strada centrale del quartiere Eur, che con l’arrivo di Mancini alla guida di Eur Spa era diventato il direttore marketing dell’ente. E proprio Mancini è stato presidente e amministratore delegato dfi Treerre, mentre la Fiorani ha continuato in tutti questi anni ad essere amministratore delegato ed azionista. E tuttavia Mancini ne fu azionista di minoranza quando nel 2003 rilevò le quote della Treerre da Franco Bernabè. Sì, proprio il Bernabè già amministratore delegato dell’Eni, poi di Telecom Italia e considerato unanimemente un manager di sinistra. Che a rappresentarlo nella Treeere aveva mandato Testa, per poi assumere la carica di vicepresidente di Rothschild quando conferì nella banca la sua società di consulenza Franco Bernabè & C., di cui uno dei partner era ancora l’inossidabile “Chicco”.

Perché la Fiorani, che ha liquidato la quota di Mancini, ha scelto Testa per presiedere Treerre che non è mai stata coinvolta in indagini? Per rapporti di fiducia e di stima.

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