Lo Ior, Caloia e gli imbarazzi di Bazoli.

L’indagine che la magistratura vaticana ha aperto su Angelo Caloia, che è stato presidente dell’Istituto per le Opere di Religione per vent’anni, indagine che ipotizza il reato di peculato e vede sotto inchiesta per una brutta storia dove si parla di profitti personali realizzati su operazioni immobiliari tramite società in paradisi offshore anche Lelio Scaletti ex direttore generale della “banca del Papa”, non è solo la riabilitazione “ex post” di Ettore Gotti Tedeschi, successore di Caloia malamente defenestrato pochi mesi dopo il suo insediamento nel torrione di Nicolò V dove aveva cercato di varare un’“operazione trasparenza”.
Caloia sotto indagine da parte dei giudici di Papa Francesco è anche motivo di imbarazzo per Giovanni Bazoli, presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo. Perché i destini di Bazoli e di Caloia sono stati da sempre intrecciati, non foss’altro perché lo Ior è stato anche azionista, tramite la Mittel di Bazoli, del Nuovo Banco Ambrosiano “rifondato” dal professore bresciano dopo il crack del vecchio Banco Ambrosiano di Roberto Calvi. Ma anche e soprattutto perché Caloia ha ricoperto una serie di incarichi prestigiosi nella galassia della banca bazoliana: è stato infatti vicepresidente proprio del Nuovo Banco Ambrosiano, presidente di Finreme Sim (sempre controllata dalla banca di Ca’ de Sass) e di Mediosud.
Ma il motivo dell’imbarazzo bazoliano arriva fino ad oggi perché tuttora Caloia siede su tre poltrone di non poco conto nel mondo di Intesa Sanpaolo: è infatti consigliere del controllato Banco Napoli, ma soprattutto è vicepresidente di Banca Fideuram e presidente di Sirefid. Fideuram è l’importante rete italiana di promotori finanziari e private banker di Intesa e Sirefid è la fiduciaria della banca. Bazoli e Caloia hanno avuto destini intrecciati anche perché i prestigiosi saloni di Ca’ de Sass hanno ospita per anni le riunioni del circolo “Cultura, etica e finanza” fondato da Caloia, meeting riservati ai quali hanno partecipato personaggi del calibro di Carlo De Benedetti, Romano Prodi e Mario Monti.
“Last but not least” l’indagine su Caloia desta qualche imbarazzo anche in due altre istituzioni cattoliche milanesi: l’Università Cattolica dove l’ex presidente dello Ior insegna economia politica e l’Arcivescovado retto dal ciellino Angelo Scola, considerato che Caloia è presidente della Veneranda Fabbrica del Duomo.

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