Garofano e Valori, acqua santa e diavolo.

Il diavolo e l’acqua santa. Si potrebbe raffigurare così il clamoroso matrimonio che sta per celebrarsi tra Giuseppe Garofano e Giancarlio Elia Valori. Il primo finanziere cattolico con un glorioso passato in Montedison e oggi alle prese con i problemi di tensione finanziaria della sua quotata Industria e Innovazione; il secondo, in odore di massoneria, già potente della Prima Repubblica e lui pure timoniere della Centrale Finanziaria Generale, in perdita cronica e con azionisti in guerra fra loro.

Così Garofano e Valori hanno deciso di unire le loro strade e quelle delle loro società, siglano pochi giorni fa un “term sheet” per realizzare una possibile integrazione fra le due aziende, finalizzata alla creazione di una holding quotata operante, in particolare, nell’ambito dei servizi per il settore immobiliare e alla contemporanea ristrutturazione e rifocalizzazione dei due veicoli. Del resto la società di Garofano ha debiti a breve per quasi 20 milioni di euro, di cui 16,5 milioni verso la sola Intesa Sanpaolo, mentre Valori ha visto la Centrale perdere oltre 15 milioni negli ultimi due anni.

Non è detto che dall’unione di due zoppi nasca un velocista. Anche se qualcuno sussurra a Milano che il futuro presidente della futura holding potrebbe essere persino un Alessandro Profumo con cui Garofano s’è incontrato anche recentemente. E che viene considerato in uscita dal Monte Paschi di Siena dopo la chiusura del’aumento di capitale…

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