L’ultima pagina dei quaderni Pigna.

Neanche più la Bergamasca è immune dalla caccia degli stranieri alle aziende del made in Italy. Dopo l’Italcementi dei Pesenti finita ai tedeschi di Heidelberg, adesso è il turno di una società nei ricordi di molti italiani. Chi di noi, infatti, non ha fatto i compiti sui quaderni della Pigna? Ma per l’azienda fondata nel 1839 da Paolo Pigna e che per decenni ha dato da lavorare alla Val Seriana, è arrivato l’ultimo giro in mani italiane. A siglare la fine è l’attuale proprietario, il deputato del PdL Giorgio Jannone. Un imprenditore-politico che negli anni scorsi ha tuonato contro il sistema di governance delle banche popolari, ma che oggi si arrende e prepara il passaggio di consegne.

Qualche giorno fa, infatti, a firma dei giudici Mauro Vitiello, Laura Giraldi e Giovanna Golinelli la sezione fallimentare del tribunale di Bergamo ha nominato Carlo Pagliughi commissario giudiziale della Cartiere Paolo Pigna e ha dato tempo sessanta giorni alla proprietà, rappresentata dai veicoli Lunamore e Gioja di Jannone, per la presentazione di un piano di concordato preventivo atto alla ristrutturazione del debito.
Pochi giorni prima gli avvocati di Jannone, Marco Corbetta, Lucrezia De Martino e Barbara Bortolussi avevano depositato in tribunale un ricorso per l’ammissione della società alla procedura, ex articolo 161 della legge fallimentare. Nel ricorso si fa esplicito riferimento a una “trattativa” in essere “con un’importante società del settore che ha già sottoscritto una manifestazione di interesse avente ad oggetto le attività aziendali con forme, condizioni e termini ancora da valutare nell’ambito della negoziazione in corso”.

L’azienda produttrice di quaderni e cartotecnica venduta in tutta Italia e all’estero, è entrata in crisi a fine del 2008 per una serie di fattori, come la fluttuazione del costo delle cellulose. A questa si sono aggiunte la stretta delle banche creditrici e la contrazione delle vendite in particolare nei segmenti della clientela famiglie e uffici. A fine 2013 la Pigna è ricorsa ai contratti di solidarietà e alla cassa integrazione un anno dopo, chiuso in perdita per oltre 2,8 milioni di euro. Jannone ha coperto il passivo e ricapitalizzato ma ciò non è bastato perché la stretta delle banche ha reso impossibile l’approvvigionamento di carta, impedendo la normale prosecuzione delle attività produttive e l’azienda è entrata in “uno stato di crisi irreversibile”.
Ora i 162 lavoratori attendono con ansia di sapere chi e quando comprerà e quali saranno le attività cedute. Circa un futuro, possibile, cavaliere bianco la storica società bergamasca potrebbe a breve entrare a far parte di un gruppo con sede in Germania, ma già con solide basi sul nostro territorio: la bergamasca Arti Group, fondata nel 1873 e da qualche anno controllata dal fondo Bavaria Industries Group.

Un altro tedesco nella Bergamasca…

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