Alverà jr, dall’oil agli olii.

Dal petrolio all’arte. Si può: basta “nascere bene” e avere avuto un mentore ancora oggi potente come Paolo Scaroni.

Marco Alverà è uscito da qualche settimana dall’Eni dove ricopriva un ruolo-chiave, quello di chief midstream officer. Alverà, con un passato in Goldman Sachs, era stato promosso nel cane a sei zampe sotto la gestione Scaroni che già lo aveva voluto in Enel. Marco è figlio di Alvise, patriarca di una nobile famiglia veneziana, già consigliere della Fondazione Musei Civici di Venezia. Papà Alverà e Scaroni, amici da anni e soci del golf di Cortina, avevano addirittura costituito un anno fa la Strategic Investments che avrebbe dovuto occuparsi di consulenza e investimenti. Una start up finita in una bolla di sapone.
Marco, invece, ha ripreso a fare business e dall’olio del petrolio è passato a quello dei dipinti. E’ diventato infatti socio di Artitude, una srl costituita a febbraio del 2014 a Firenze e che ha come attività “il commercio, la distribuzione all’ingrosso e al dettaglio, anche per corrispondenza, anche tramite e-commerce, in mercati nazionali ed internazionali, di opere e soggetti d’arte, di gioielli, ceramiche, specchi e cornici, di reperti archeologici, di dipinti, di orologi, di statue, di vetrerie, di articoli per collezioni, di libri”. Non solo perché la newco vuole anche realizzare “progetti ed eventi artistici e culturali” e “prestare servizi nel mercato dell’arte”.
I soci di Alverà junior sono interessanti perché in qualche modo collegati a Scaroni e comunque all’Eni. Mario Franchini, classe 1977, veneziano di Portogruaro, è managing director di Saipem in Libia e in Saipem ha mosso i primi passi della sua carriera. Nella Artitude è azionista assieme al fratello gemello Luigi, che invece nel 2009 ha dato vita a The Pool Nyc, una sorta di galleria d’arte “itinerante”. Il terzo socio è Igino Rocchio (1978), figlio del defunto Stefano, che fu amministratore delegato di Pilkington in Italia, gruppo vetrario di cui Scaroni fu chiex executive officer. Il quarto azionista, infine, è Vettor Marcello del Majno (1977). Anch’egli un patrizio veneziano: nel 2011 lanciò a Milano la galleria Spazio Morris, oggi chiusa.

Advertisements