Piange la Veronica di Abete e Della Valle.

Ogni tanto gli affari comuni di Luigi Abete e Diego Della Valle battono in testa. Il banchiere presidente di Bnl Bnp Paribas e il patron della Tod’s, infatti, sono azionisti col 15,5% di Italian Entertainment Group (Ieg), la holding che, presieduta da Abete, controlla gli studios di Cinecittà e che continua a viaggiare in perdita. Il veicolo del loro investimento cinematografico è la Veronica, una società per azioni di cui Abete ha il 51% attraverso due srl (Sii e Immobiliare 685) mentre l’imprenditore marchigiano detiene il restante 49% tramite la Immobiliare DeIm.

Ebbene, qualche giorno fa i due azionisti hanno dovuto mettere mano al portafoglio ciascuno per 1,5 milioni di euro e durante un’assemblea straordinaria svoltasi a Roma nello studio del notaio Marco Papi ricapitalizzare Veronica da 18,9 a 21,9 milioni. Ciò, si legge nel verbale della riunione, “per dotare la società di maggiori mezzi finanziari, in previsione di un potenziamento delle attività, necessario per affrontare le sfide economiche di un mercato sempre più difficile nel quale la concorrenza è vieppiù agguerrita”. La jointventure di Abete e Della Valle arriva da un anno difficile perché il 2014 si è chiuso con una perdita di ben 18,5 milioni dovuta a svalutazioni per 17,9 milioni che hanno colpito le due controllate immobiliari Beta e Pomezia.
Nel bilancio di Veronica la quota in Ieg è in carico a circa 15 milioni, cui si aggiungono le partecipazioni in Cinecittà Entertainment (2,7 milioni), Beta (9 milioni), Pomezia (5 milioni) e il 2,3% di Kines Finanziaria (7,1 milioni) che fa riferimento fra l’altro all’imprenditore Giuseppe Cornetto Bourlot, genero di Francesco Merloni. Ma, tanto per non smentire il giro di amici, Kines Finanziaria è socia di Ieg.

Peraltro leggendo il bilancio 2014 di Pomezia chiuso in perdita per quasi 4 milioni, si scopre che il collegio sindacale “avrebbe gradito un approccio maggiormente orientato al principio della prudenza” circa l’accantonamento di 3 milioni in un  fondo rischi a fronte di potenziali perdite ed insussistenze del’attivio “delle quali non è stata specificata né la natura né la potenziale allocazione”. I sindaci si riferiscono anche ai 5 milioni di crediti, la maggior parte dei quali scadenti nel medio periodo, che compongono il circolante dell’attivo. E anche i sindaci di Beta non approvano la scelte dell’amministratore unico Antonio Grasso (che ricopre la stessa carica in Pomezia) di non svalutare “secondo criteri maggiormente prudenziali” le immobiliizzazioni finanziarie e i crediti iscritti nell’attivo circolante.

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