Portello, il doppio flop di Benedini.

Roberto Maroni ha fatto bene nello scorso luglio a nominare Giovanni Gorno Tempini, ex amministratore delegato di Cassa Depositi e Prestiti, banchiere di scuola bazoliana, alla presidenza di Fondazione Fiera Milano nel cui capitale la Regione Lombardia ha un ruolo preponderante oltre alla Camera di Commercio meneghina. Perché il suo predecessore Benito Benedini, già presidente dei Cavalieri del lavoro e de Il Sole 24Ore, è stato un autentico disastro. Lo testimonia l’ultima, clamorosa notizia che riguarda l’area del Portello, l’asse più importante in capo alla fondazione oltre al 62% della quotata Fiera Milano che però da anni non regala soddisfazioni agli azionisti in mancanza di dividendi. Il gruppo bergamasco di costruzioni Vitali, infatti, unico rimasto in lizza per realizzare un complesso e costoso progetto di valorizzazione dell’area, si è tirato indietro.

L’opzione Vitali fu la seconda messa in campo da Benedini dopo che la prima con il Milan, allora di Silvio Berlusconi, si era impantanata per mesi in un tira-e-molla sulle condizioni di bonifica dell’area stessa dove i rossoneri volevano far sorgere il nuovo stadio. Molti consiglieri della fondazione pensano che Benedini abbia condotto quella trattativa, arenatasi nello scorso autunno e poi sfociata in una causa legale destinata a tempi lunghissimi, con poca accortezza. La stessa dimostrata nel negoziato con Vitali, chiamato a esibire una fideiussione mai arrivata. Il gruppo bergamasco aveva denominato il suo progetto “Milano Alta” per rendere il Portello come il Parco Guell di Barcellona, capace di calamitare l’attenzione dei turisti, trasformandosi da area periferica a luogo tra i più frequentati della metropoli lombarda. Poi però il progetto è cambiato, demolendo altri edifici e facendo salire i costi dai 17 milioni iniziali a 30-40 milioni. Di qui la retromarcia e la palla che che ora dopo questo duplice flop passa a Gorno Tempini.

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