Caltagirone, un affare vendere Unicredit.

Vendere Unicredit è molto meglio che comprarlo. Il timing azzeccato nel disfarsi di un consistente pacchetto di azioni della banca di Piazza Gae Aulenti ha infatti messo il turbo a Francesco Gaetano Caltagirone. Fgc, holding del costruttore, editore e finanziere romano presieduta dalla figlia Azzurra, ha chiuso il consolidato 2015 con un utile netto di circa 149 milioni di euro, in significativo progresso dai 43 milioni dell’anno precedente. Un risultato che si deve in primo luogo ai proventi finanziari che anno su anno sono più che raddoppiati da 67 a 183 milioni e dove la parte del leone l’hanno fatta gli 82,4 milioni di plusvalenza realizzata vendendo quasi 41 milioni di azioni di Unicredit, anche se nello stesso esercizio sono stati comprati titoli dell’istituto per 16,8 milioni. A oggi la quota nella banca di 27 milioni di azioni è in carico a 138,6 milioni; mentre 448 milioni valgono i 31,5 milioni di titoli Acea e 403 milioni i 23,8 milioni di Assicurazioni Generali; tutte classificate nel bilancio come partecipazioni disponibili per la vendita. Le ultime comunicazioni Consob accreditano Caltagirone del 5% nella multiutility capitolina e del 3% nel Leone di Trieste.

Per il resto Fgc, a monte delle quotate Cementir, Vianini Industria e Caltagirone Editore, con 4mila addetti totali, ha realizzato ricavi pari a 1,4 miliardi (+3,7% sul 2014), presentando un ebitda in miglioramento anno su anno da 215 a 239 milioni e un ebit di 111 milioni (87 milioni l’anno prima). Con un attivo di 5,8 miliardi dove figurano oltre 1,1 miliardi di investimenti immobiliari diretti e 670 milioni di liquidità e un patrimonio netto di 3,2 miliardi, Fgc ha una posizione finanziaria netta negativa per oltre un miliardo anche se tra le passività finanziarie correnti figurano finanziamenti infruttiferi dai soci saliti anno su anno da 382 a 688 milioni. Il civilistico 2015 della holding di Caltagirone ha segnato 2,1 milioni di utile, interamente accantonati.

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