Strana Intesa al Sole.

Quali sono i veri legami tra Vincenzo Boccia e il direttore de “Il Sole 24Ore” Roberto Napoletano? Perché il presidente di Confindustria si muove in continuità con l’ex presidente della casa editrice Benito Benenedini apprestandosi a proporre come nuovo amministratore delegato Franco Moscetti? E perché Carlo Messina, chief executive officer di Intesa Sanpaolo, sta seguendo con scrupolosa attenzione il dossier Sole esattamente come ha seguito quello di Rcs che lo vide vincitore su Mediobanca & C., portando un nuovo editore (Urbano Cairo) per il “Corriere della Sera”?

Sono forse queste le tre domande più importanti che oggi dovrebbero fare gli azionisti del quotidiano confindustriale al consiglio d’amministrazione che ha appena licenziato i conti dei primi 9 mesi chiusi con una perdita di oltre 62 milioni di euro a significare che il giornale diretto da Napoletano brucia 230.000 euro al giorno. Questi conti, è bene sottolinearlo, sono opera della pulizia fatta nel bilancio dall’amministratore delegato Gabriele Del Torchio che aveva chiesto a Boccia la testa di Napoletano. Ma il presidente di Confindustria anziché licenziare il direttore ha preferito mandare a casa il manager che aveva scelto. Esempio perfetto al contrario di virtuosa “corporate governance” per un giornale che spesso tramite le articolesse di noti soloni impartisce lezioni di “accountability” alle (altre) società quotate.

Oggi l’assemblea del Sole nominerà il nuovo consiglio d’amministrazione che vedrà probabilmente Giorgio Fossa quale nuovo presidente al posto del dimissionario Giorgio Squinzi. Starà al nuovo board, in vista dell’inevitabile aumento di capitale di almeno 70 milioni necessario a riequilibrare la situazione patrimoniale, indicare il nuovo amministratore delegato che, in base a quanto comunicato coi dati dei primi 9 mesi dovrà attuare il piano industriale 2016-2020 che prevede ottimisticamente il ritorno all’utile già nel 2017 e ricavi stabili. Chi sarà il “Batman” incaricato di un risanamento pressoché impossibile? Tutti i pronostici sono a favore di Moscetti. L’ex capo azienda di Amplifon è stato scelto personalmente da Boccia, qualcuno dice anche dietro suggerimento di Napoletano, certamente col beneplacito di Benedini nella cui abitazione milanese il presidente di Confindustria si è recato pochi giorni fa.

Il nome di Moscetti, che ai tempi di Amplifon uscì polemicamente da Confindustria, ha fatto imbufalire persino Gianfelice Rocca, il compassato presidente di Assolombarda, che è il primo “azionista” di Viale dell’Astronomia, ma Boccia lo ha pubblicamente “sfanculato” in una riunione dell’associazione meneghina, la medesima dove un inascoltato Marco Tronchetti Provera ha chiesto di ripristinare parte del vecchio consiglio dimissionaria a fine settembre. Niente da fare. Inascoltati Rocca e Tronchetti, Boccia va avanti su Moscetti. Che, guarda caso, fu nominato cavaliere del lavoro proprio da Benedini nel 2012, che aveva cercato persino di farlo nominare presidente di Fiera Milano quando Benedini era presidente della Fondazione Fiera (azionista di controllo) in anni di gestione disastrosa culminata con la fallita vendita dell’area del Portello prima al Milan e successivamente al gruppo bergamasco Vitali. Non solo, perché la Amplifon di Moscetti era cliente della Itd International di Carlo Brigada e Riccardo Benedini, figlio di Benito.

Quindi scegliendo Moscetti il presidente di Confindustria si muove in piena continuità con Benedini, l’ex presidente del giornale che sotto la gestione di Donatella Treu e la direzione di Napoletano ha perso 210 milioni dal 2010 al 2015. Moscetti è, fra l’altro, consigliere d’amministrazione di Fideuram Investimenti, della galassia di Intesa Sanpaolo, banche che ha in pegno il 100% di Progetto Grano, la società di Benedini. E ancora, la banca di Ca’ de Sass è in prima fila nel prestito pool da 50 milioni concesso nel 2014 alla casa editrice, che però ha sforato tutti i covenants previsti e il cui congelamento fino a marzo del 2017 è stato chiesto a Intesa Sanpaolo e alle altre banche del pool dal consiglio d’amministrazione come condizione per sopravvivere.

Tre altri fili collegano Boccia e il Sole a Benedini e Intesa. Nel nuovo consiglio d’amministrazione entrerà Massimo Tononi, il pallido ex banker di Goldman Sachs oggi presidente del Monte Paschi di Siena (banca creditrice dell’azienda di Boccia), ma soprattutto vicino a Giovanni Bazoli, presidente onorario della banca milanese, tanto da presiedere a Trento il cattolicissimo Istituto Atesino di Sviluppo. Un altro nuovo consigliere sarà Luigi Gubitosi, già direttore generale della Rai che nel 2014 fu aiutata proprio da un intervento della banca milanese che rilevò crediti Iva per 40 milioni e il nome di Gubitosi comparve in una lista proposta (e poi ritirata) da Intesa per il consiglio d’amministrazione di Parmalat. Infine un terzo consigliere sarò Carlo Robiglio, che ha persino ricoperto per poco tempo la carica di presidente del Sole dopo le dimissioni di Squinzi. Robiglio è figlio dell’ultraottantenne Romeo, legatissimo a Giuseppe Guzzetti, presidente di Fondazione Cariplo (di cui è stato membro del comitato esecutivo dal 1998 al 2001) e ad Intesa (è stato consigliere di Intesa Asset Management dal 200 al 2003 e di Esatri da 2004 al 2007). E dove siede oggi Robiglio senior? Ma nel consiglio di Fiera Milano, of course, di cui è persino membro del comitato per le remunerazioni. E nel consiglio di Siref, un’altra società della galassia del gruppo guidato da Messina. Che pare intenzionato a essere il vero “king maker” del nuovo “Sole”.

 

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