Trump, Paperino e i Paperoni.

Davvero il ricchissimo Zio Paperone salverà lo squattrinato nipote Paperino? Il paragone fumettistico può servire per capire cosa sta succedendo negli Stati Uniti con le prime scelte fatte dal presidente nominato Donald Trump in posti chiave della sua futura amministrazione. “The Donald”, infatti, si è proposto nella campagna elettorale come portavoce della classe media americana, frustrata e impoverita dalla globalizzazione. E tuttavia le persone che sta chiamando nella sua squadra sono quanto di più lontano dalla classe media si possa immaginare, tanto che persino il “Wall Street Journal”, l’autorevole quotidiano di proprietà di Rupert Murdoch certamente non attribuibile di simpatie democratiche, li ha definiti “Trumps’s Money Men” in un editoriale di pochi giorni fa.

Del tycoon Wilbur Ross nominato segretario al commercio si è già detto così come dell’ex top banker di Goldman Sachs Steven Mnuchin approdato alla carica di segretario al Tesoro. Il primo ha una ricchezza stimata in 2,5 miliardi di dollari, il secondo possiede titoli CIT che valgono almeno 100 milioni. Todd Ricketts, vicesegretario al commercio, vale 1,8 miliardi; Betsy Devos, segretario all’educazione, gode di una ricchezza della sua famiglia di 5,1 miliardi ed Elaine Chao, segretario ai trasporti, è figlia di un magnate della navigazione.

Ma un occhio di riguardo va posto anche ai componenti del nuovo “Council of Strategic Advisers”, nominato tre giorni fa da Trump e quasi ignorato dalla stampa italiana, dove troviamo una sequela di nomi “pesanti” di Paperoni. L’organismo sarà guidato nientemeno che da Stephen Schwarzman, numero uno di Blackstone, cioè il più importante fondo di private equity americano e del mondo. Pochi mesi fa “Forbes” ha incoronato Schwarzman come il personaggio più potente fra i 40 della finanza globale. Assieme al “Master of Universe” di Blackstone nel “Council” di Trump ci sono altri due “re di Wall Street”: Larry Fink che guida BlackRock, il più grosso gestore mondiale di fondi e James “Jamie” Dimon, chief executive officer di JP Morgan Chase, la banca d’affari più importante del pianeta. A completare l’organismo consultivo di 16 persone ci sono fra gli altri Mary Barra (ceo di General Motors), Ginni Rometty (ceo di IBM), Jack Welch (ex ceo di General Electric), Jim McNerney (ceo di Boeing) e Bob Iger (ceo di Walt Disney).

V’è da osservare che anche il presidente uscente Barack Obama aveva dei super-ricchi al suo fianco come il segretario al commercio Penny Pritzker, erede della dinastia proprietaria della catena alberghiera Hyatt, ma la collezione di Paperoni messa insieme da Trump è senza precedenti.

“Make America Great Again” è stato lo slogan vincente di “The Donald”. Per ora gli unici resi ancora più grandi sono i re di Wall Street. E Paperino sta a guardare.

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