Ferragamo, la porti un bacione a Renzi.

Gioie e dolori del fisco in casa Ferragamo, la dinastia fiorentina che deve ringraziare moltissimo il conterraneo Matteo Renzi. Il bilancio ordinario 2016 di Ferragamo Finanziaria, cassaforte della famiglia che controlla la quotata Salvatore Ferragamo, si è chiuso con un utile di oltre 41 milioni di euro (di cui 35,4 milioni distribuiti come dividendo ai vari membri della dinastia), ma ancor meglio ha fatto il consolidato con un profitto balzato anno su anno del 14% a oltre 197 milioni. Tutto merito del “Patent box” – varato appunto dall’ex premier – che ha ridotto il carico fiscale Ires e Irap della quotata con un’aliquota scesa al 19,1% rispetto al 30,3% dell’anno prima. L’impatto cumulato di riduzione delle imposte nel biennio è stato di ben 32 milioni, ma in assenza di tale beneficio la holding presieduta da Ferruccio Ferragamo sarebbe stata gravata di un carico fiscale del 32,2%.

Tuttavia la famiglia fiorentina ha ancora qualche grana col fisco perché l’Agenzia delle Entrate all’inizio di quest’anno, sotto il governo Gentiloni, ha emesso un avviso di accertamento per un controvalore di 2,8 milioni in merito ad un’operazione di compravendita di pacchetti azionari avvenuta nel 2011. La holding sta comunque seduta su un tesoro perché la partecipazione nella quotata (salita proprio nel 2016 al 57,78%) è in carico a soli 192 milioni rispetto ad un valore di borsa di 2,8 miliardi.

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