Rocca: maxiutile, minitasse.

A sorpresa Gianfelice Rocca, uno dei grandi elettori di Carlo Bonomi alla presidenza di Confindustria, è rimasto fuori dal consiglio di presidenza di Viale dell’Astronomia, nominato oggi. Ma l’imprenditore milanese può ben consolarsi guardando al Lussemburgo dove realizza maxiprofitti e paga minitasse. Lì, infatti, ha sede la Ternium Investments (TI), uno dei bracci finanziari più importanti con cui opera la dinastia siderurgica italiana dei Rocca (Gianfelice e col fratello Paolo) che nella catena di controllo parte con una serie di trust, passa dalla fondazione privata olandese Rocca & Partners e approda nel Granducato con la cassaforte San Faustin. Il bilancio 2019 appena depositato di TI, alla quale dieci anni fa furono trasferiti asset consistenti per 9,9 miliardi di dollari dalla controllante Ternium, si è chiuso con un utile di 260 milioni rispetto agli 1,1 miliardi dell’anno prima e lo stato patrimoniale ancora risente di 540 milioni di perdite riportate a nuovo.
Il ridotto profitto deriva dai minori dividendi incassati dalle controllate: 180 milioni da Ternium International Switzerland (Tis) che nel 2018 aveva erogato una cedola di 760 milioni, 102,8 milioni da Ternium Internacional Espana (Tis) da cui nell’esercizio precedente erano arrivati 764 milioni, 75 milioni da Ternium Usa, 37 milioni dall’olandese Exiros Bv, 5,3 milioni dall’argentina Soluciones Integrales de Gestion (Sig) e 2 milioni dalla brasiliana Usiminas oltre a 32,6 milioni di interessi per le linee di credito concesse alle diverse partecipate. La mole delle cedole ha comunque attutito il colpo di un impairment di 11,5 milioni su Sig e di 177 milioni su Tis. Nel portafoglio di asset di TI, pari a 8,7 miliardi, spiccano i 6,3 miliardi della stessa Tis e i 501 milioni di Ternium Staal, ex Thyssengrupp Slab.
Quanto ha pagato di tasse la subholding lussemburghese dei Rocca? Nel Granducato solo 575mila dollari e 527mila dollari in Svizzera. Chi se ne importa di Confindustria?