Onorato imbarca i commissari.

L’armatore Vincenzo Onorato sfugge al fallimento grazie ai ricorsi presentati per le sue Moby e Compagnia Italiana Navigazioni (Cin) dagli avvocati Antonio Auricchio, Luca Jeantet, Paolo Stella e Matia Maggioni dello studio Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli & Partners. Lo scorso 9 luglio, infatti, Vincenza Agnese giudice del tribunale di Milano ha nominato Marco Russo e Vincenzo Masciello commissari, rispettivamente, di Cin e Moby ammesse entrambe alla procedura di concordato con riserva di presentazione di un accordo di ristrutturazione del debito. Moby, che detiene il 100% di Cin, è controllata al 100% da Onorato Armatori srl a sua volta detenuta per l’89,44% da Vincenzo Onorato e per il restante 10,54% dalla madre Maria Grazia Carminio, deceduta lo scorso febbraio.

I due ricorsi ricordano “una iniziativa speculativa” che nello scorso settembre ha visti alcuni hedge fund portatori di obbligazioni Moby a presentare al tribunale di Milano un’istanza di fallimento nei confronti della società, lamentando un’insolvenza prospettica e futura, prevedibile nello scorso febbraio 2020, quando Moby avrebbe dovuto pagare la cedola sul bond da 300 milioni di euro emesso nel 2016, con scadenza a metà febbraio 2023, e sul quale Moby non ha pagato né cedola né interessi. L’istanza di fallimento era stata poi respinta dal tribunale il 9 ottobre scorso “per carenza della condizione di fallibilità e per carenza di insolvenza attuale”.

Tuttavia, continuano i ricorsi, la vicenda ha portato Moby e la controllata “a un considerevole irrigidimento delle proprie operatività”: è saltata la vendita all’armatore danese Dfds di due navi e “i rapporti con le banche creditrici si sono fatti più tesi”. Di qui l’avvio di un negoziato con le banche per la ristrutturazione dei 560 milioni di debito, grazie alla nomina dell’advisor PwC che ha elaborata anche un piano industriale 2020-2024 che prevede un rimborso del debito bancario basato sia sul cash flow generato dalla gestione operativa sia dalle dismissioni di alcune navi e l’individuazione di un partner finanziario. Al tempo stesso, dopo lo scoppio della pandemia, Moby ha presentato un piano di rimborso anche agli obbligazionisti riuniti nell’Ad Hoc Group.

I ricorsi spiegano anche che è stato avviato un arbitrato dopo che nel maggio scorso, i commissari straordinari di Tirrenia avevano sequestrato navi di Moby-Cin per un importo complessivo di 115 milioni di euro e che Moby è in trattative per vendere il suo ramo d’azienda dedicato ai mezzi ausiliari alla veneziana Rimorchiatori Riuniti Panfido dell’imprenditore Davide Calderan sulla base di un contratto annuale di 12 mesi rinnovabile ad un canone annuo di 4,8 milioni per un prezzo complessivo di 78 milioni. “Last but not least” per risparmiare Moby, nell’attesa di presentare il piano concordatario, ha trasferito i suoi uffici milanesi da quelli lussuosi di Largo Augusto a un appartamento in San Babila, risparmiando 780mila euro l’anno.