Il petrolio e i milioni di Ana.

Come si fa a passare in cinque anni da 63mila euro a 287 milioni di euro di ricavi? I numeri sono una delle chiavi dell’indagine “Petrolmafia” che ha portato all’arresto di Anna Bettozzi, in arte Ana Bettz, e di altre 70 persone legate alla ‘ndrangheta e alla camorra. I numeri sono quelli dei bilanci della Made Petrol Italia srl di Roma, che era di proprietà di Virginia Di Cesare, figlia della Bettozzi. La crescita del fatturato della vendita di prodotti petroliferi è quasi lineare: 63mila euro nel 2015, 8,8 milioni un anno dopo, 187 milioni nel 2017, 386 milioni nel 2018 e 287 milioni un anno dopo. Il “salto” del business della Bettozzi avviene nel maggio del 2017 quando le Dogane di Roma la autorizzano a stoccare prodotti petroliferi in un deposito. E il calo del fatturato del 2019 si spiega per l’intervento della Procura di Roma che su indicazione del Comune capitolino sequestrava per supposto vincolo paesaggistico il cantiere adibito ad ampliare il deposito, sequestro poi sbloccato nel maggio scorso. Ciò comunque non impediva alla Made Petrol Italia di segnare nel 2019 un utile di 5,5 milioni in crescita dai 3,3 milioni dell’anno prima e di far dire a verbale alla Di Cesare che di lì a poco la società si sarebbe trasformata da srl in spa con un aumento di capitale da 200mila euro a 4 milioni. Poi sotto input della magistratura è arrivata la Guardia di Finanza e la musica è cambiata: il patrimonio della società è stato messo sotto sequestro preventivo nello scorso novembre, poi è stata revocata la procura alla Bettozzi contestualmente alla nomina dell’amministratore giudiziario Luciano Quadrini e in quel mentre è emersa una perdita di oltre 1,6 milioni.