La carta Lucart s’incarta.

A due anni di distanza dall’entrata nel capitale di Azzurra Capital, il private equity guidato da Stefano Marsaglia, si registra una piccola battuta d’arresto della crescita del gruppo lucchese Lucart, attivo con 11 stabilimenti e oltre mille 800 addetti nel settore igienico e domestico di carte “tissue” con i marchi Tenderly e Tutto, con una produzione annua di circa 400mila tonnellate di carta, di cui Massimo Pasquini è presidente e Alessandro e Francesco Pasquini amministratori delegati. Lo si scopre leggendo il bilancio consolidato del 2025 di Lucart detenuta per il 55% dai vari rami della famiglia Pasquini mentre il 45% è di Azzurra Leaf Two, emanazione del fondo Azzurra. Lo scorso anno l’esercizio di Lucart ha segnato ricavi per 677 milioni di euro in lieve calo dai 685 milioni del precedente esercizio, principalmente per il minore contributo delle vendite di semilavorati e di prodotti finiti consumer mentre in termini di volumi c’è stato un piccolo aumento (+0,4%). Anche i margini reddituali si sono contratti anno su anno con un ebitda passato da 99,8 milioni a 81,6 milioni e un ebitda da 65,4 milioni a 46,4 milioni tanto che l’utile netto s’è più che dimezzato passando da 36,5 milioni a 15,7 milioni. La posizione finanziaria netta negativa è peggiorata da 78,1 milioni a 174,7 milioni per via dei 247 milioni di debiti verso banche a fronte di un finanziamento per complessivi 355 milioni ottenuto nel 2025. I soci hanno deciso di accantonare l’intero utile di 9,3 milioni del bilancio ordinario.