C’è un Romiti che fa utili.

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Mentre vanno malissimo i business del fratello Maurizio, cominciano a produrre utili le attività imprenditoriali di Piergiorgio Romiti. Il bilancio 2012 di Bona Dea, controllata dal figlio di Cesare Romiti e dai suoi eredi, si è infatti chiuso con un profitto netto di 2,4 milioni, riportato a nuovo, rispetto alla perdita di 134mila euro dell’esercizio precedente e questo nonostante sia stata svalutata per 2 milioni la quota di controllo in Le Cliniche Odontoiatriche (Lco), un gruppo di 5 istituti medici che ha archiviato il 2012 in perdita per 1,5 milioni e ha visto le banche creditrici, anzitutto il Monte dei Paschi di Siena, chiedere a Romiti di aumentarne il patrimonio netto attualmente di 1,3 milioni.

In Bona Dea a fronte di debiti per 23,8 milioni (di cui 14,3 milioni verso soci e 8.8 milioni verso banche9) gli attivi anno su anno sono saliti da 28,6 a 40,7 milioni anzitutto perché la liquidità è progredita da poco più di 14mila euro ad oltre 10 milioni come frutto degli incassi rivenienti dai contratti di gestione patrimoniale per 7,7 milioni in essere con Intesa Private Banking, Bnp Paribas, Banca Mps e Popolare di Sondrio oltre a un pronti contro termine da 2,5 milioni. Fra l’altro le gestioni hanno garantito anche proventi a conto economico per 806mila euro. Le immobilizzazioni finanziarie, pari a 13,7 milioni, comprendono il valore di carico di Lco (1,2 milioni) e di Castore 1 (8,3 milioni). Questa è la sub-holding industriale di Romiti che controlla Errenergia (attiva con tre società produttrici di energia elettrica) e Sacecavv che si occupa di lavori di costruzione e engineering, fatturando nel 2012 quasi 7 milioni. C’è da osservare, peraltro, che l’utile della holding di Romiti beneficia anche di una posta straordinaria di 4 milioni derivante da un rimborso Ires.

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