De Benedetti e l’uomo con la chiave della cassaforte.

Carlo De Benedetti i suoi business ama da sempre farli da solo. Non parliamo degli affari di industria attraverso la filiera delle quotate, da Cofide a Cir, da Espresso a Sogefi. Parliamo invece di quelle operazioni finanziarie che all’Ingegnere piacciono tanto e per le quali ha un fiuto particolare che gli deriva anche dalle buone frequentazioni. Sono operazioni milionarie di trading su tutto: azioni, obbligazioni, valute, materie prime. La cassaforte da cui De Benedetti opera si chiama Romed ed è domiciliata a Torino, in via Valeggio 41. E’ il domicilio dello studio della famiglia Segre, dinastia ebraica da sempre vicina agli affari di De Benedetti.

Per capire cosa muove Romed basti pensare che solo lo scorso anno alla voce dei “conti d’ordine”, cioé le garanzie rilasciate alle banche per fare trading, figurava il controvalore di ben 1,2 miliardi di euro. E in Romed De Benedetti non ha mai voluto nessun socio. Nemmeno i tre figli ai quali ha invece donato tutte le quote dell’accomandita Carlo De Benedetti & Figli che sta sopra alle quotate. La Romed è un giocattolo tutto suo.

Ma qualcosa è cambiato pochi giorni fa. In Romed l’Ingegnere ha nominato nientemeno che un “amministratore delegato”. Le cui deleghe gli consentono di “svolgere e effettuare operazioni in cambi e commodities sul conto della società intestato presso Banca Intermobiliare, o su conti di altri intermediari presso cui Romed abbia aperto una propria posizione”. Detto per inciso: Banca Intermobiliare era la banca dei Segre e di altre danarose famiglie torinesi prima di finire fra le braccia di Veneto Banca. E della banca era stato azionista anche Luca Cordero di Montezemolo.

Il nuovo amministratore delegato di Romed, l’uomo al quale De Benedetti ha consegnato le chiavi della cassaforte, si chiama Roberto Tronci. Nato a Como nel 1967, proprio oggi compie 46 anni. In Italia Tronci è un Signor Nessuno. Per capire tuttavia chi è davvero basta partire da Como, passare la frontiera e varcare il confine svizzero, arrivando nella tranquilla via Calgari, a Lugano. Qui, sulle rive di un altro lago, c’è un palazzotto austero ed elegante dove ha sede la Starfin Sa. E’ una società anonima con 100.000 franchi svizzeri di capitale, fondata nel 1983.  Nasce come family office e molti a Lugano dicono che i capitali di partenza glieli fornì proprio De Benedetti, allora residente in Svizzera, a Sankt Moritz. Il fondatore di Starfin, che oggi – dietro una ferrea cortina di riservatezza – fa consulenza e advisory finanziaria per una clientela di imprenditori cosiddetti “ultra-high-net-worth”, cioé Paperoni, è stato Antonio Fabiani. Suo figlio, Francesco, è il chief executive officer e guida i 14 professionisti (avvocati, fiscalisti, analisti finanziari e  strategici e commercialisti) attraverso i quali Starfin eroga i suoi servizi.

E Tronci? E’ nientemeno che il CIO della società: il Chief Investment Officer. L’uomo che sceglie gli investimenti per i clienti. Da dove arriva Tronci in Starfin e da qui nella cassaforte dell’Ingegnere? Laureato in economia alla Cattolica di Milano, ha iniziato subito a occuparsi di trading sui bond alla Banca Agricola Milanese dove è stato per quattro anni fino al 1997. Poi altri due anni, stesso business in Banca Popolare di Milano e poi senior portfolio manager in Banco di Desio e della Brianza, l’istituto finito da poco in una brutta indagine su riciclaggio svolto con la filiale svizzera. Nel 2000 dal Banco Desio Tronci fa il salto a Lugano.

Insomma: un italiano che lavora in Svizzera ha le chiavi della cassaforte di De Benedetti che per la terra rossocrociata ha sempre avuto una passione.

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