Banca Arner, il salasso senza fine.

Continua a costare caro alla casa madre svizzera ripianare in Italia le perdite di Banca Arner, banca privata che gestisce parte del patrimonio di Silvio Berlusconi e di Ennio Doris, controllata italiana dell’omonimo istituto creditizio elvetico. Pochi giorni fa, infatti, a Milano nello studio del notaio Filippo Laurini si è svolta un’assemblea straordinaria della banca che ha deliberato un primo aumento di capitale di 1,5 milioni di euro, subito e interamente sottoscritto dalla holding rossocrociata e ne ha messo in cantiere un secondo, di pari entità, da varare entro la fine del prossimo marzo. La banca nel 2012 ha perso 6,1 milioni, nel 2011 ha bruciato 5,3 milioni e l’anno precedente è andata in rosso per altri 5,2 milioni.

La ricapitalizzazione si è resa necessaria dopo che da una situazione patrimoniale aggiornata alla fine dello scorso ottobre sono emerse perdite per quasi 3 milioni di euro che incidono per oltre un terzo del capitale di 6,9 milioni e visto che non sono sufficienti le riserve residue pari a circa 140mila euro. L’aumento è stato subito sottoscritto dalla controllante svizzera Arner Sa, che peraltro nel corso del 2013 aveva già iniettato risorse per 4,2 milioni in conto futuri aumenti di capitale, andate però a sanare parzialmente le perdite del 2012 pari a 6,1 milioni. Così gli azionisti hanno programmato l’ulteriore ricapitalizzazione, accompagnata da una modifica statutaria che rende possibile l’aumento di capitale anche mediante conferimenti di beni in  natura; segno evidente che l’istituto sta cercando un  nuovo socio.

La branch italiana dell’istituto di credito svizzero, oggi presieduta da Andrea Conso, partner dello studio Annunziata, era stata suo tempo commissariata dalla Banca d’Italia. Qualche giorno fa si è chiuso a Milano con cinque condanne il processo che vedeva tra gli imputati Nicola Bravetti, uno dei fondatori di Banca Arner, condannato a 3 anni e 4 mesi di reclusione, assieme all’imprenditore siciliano Francesco Zummo a 4 anni, alla moglie Teresa Macaluso (3 anni e 4 mesi), Laura Panno (2 anni) e l’avvocato d’affari Paolo Sciumè (2 anni e 8 mesi), consigliere d’amministrazione di Mediolanum e peraltro recentemente condannato in Cassazione per il crack Parmalat. L’accusa nei confronti degli imputati era di intestazione fittizia di beni per circa 13 milioni di euro.

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