Intesa/1 La (pesante) eredità Cucchiani.

Enrico Tommaso Cucchiani, già numero uno di Allianz in Italia e già amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, è uno dei candidati forti per la presidenza dell’Eni. Il candidamente barbuto manager, con un lungo passato in McKinsey, fucina di altri illustri personaggi dell’industria e della finanza nostrana (da Alessandro Profumo a Corrado Passera fino a Vittorio Colao), è stato agli onori delle cronache anche per le sue frequentazioni telefoniche con il faccendiere Luigi Bisignani.

Mentre si avvicina ai vertici del “Cane a sei” zampe, però, proprio dal suo precedente posto di lavoro giungono alcune indicazioni utili sull’operato di Cucchiani. Stiamo parlando del bilancio 2013 di Intesa (appena depositato in forma completa), alla cui guida è arrivato Carlo Messina alla fine dello scorso settembre dopo che Cucchiani fu costretto a dimettersi sotto la pressione delle fondazioni azioniste e anche per dissapori con il presidente del consiglio di sorveglianza Giovanni Bazoli dovuti alla gestione di alcuni dossier scottanti, dalla Carlo Tassara di Romain Zaleski a Rcs.

Il bilancio consolidato 2013 di Intesa, infatti, evidenzia alcune crepe che si devono per larga parte alla gestione Cucchiani di nove mesi di quell’esercizio. La relazione sulla gestione (firmata quindi da Messina) spiega che le rettifiche di valore netto su crediti, infatti, sono salite a 7,1 miliardi dai 4,7 miliardi del 2012. Le posizioni in sofferenza hanno richiesto complessivamente rettifiche nette per 3,7 miliardi, in aumento del 54,8% sul 2012 mente le rettifiche nette sugli incagli, pari a 2,7 miliardi, sono lievitate anno su anno del 66,8%.

La relazione spiega anche che la “politica particolarmente rigorosa sia nella classificazione sia nelle valutazioni delle posizioni di credito” è stata sì adottata lungo tutto lo scorso anno, ma “in particolare nell’ultimo trimestre”. Da quando cioè Cucchiani lascia e arriva il nuovo ceo. In effetti Messina nel quarto trimestre ha fatto rettifiche per ben 3,1 miliardi rispetto agli 1,1; 1,3 e 1,4 miliardi scritti da Cucchiani rispettivamente nel primo, secondo e terzo trimestre (tutti di sua competenza) del 2013.

Insomma, il bilancio di Intesa mette nero su bianco che la gestione di Cucchiani è stata poco prudente. Non esattamente il miglior biglietto da visita per ambire all’Eni.

 

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