Geronzi & Scaroni, poltrone & fondazioni.

Super ambasciatore del governo di Matteo Renzi per le questioni energetiche? Può darsi. Impegnato a seguire i suoi business personali nella vicentina Sviluppo Energie Alternative, che opera nelle rinnovabili? Più probabile. Più concentrato nel suo ruolo di consigliere d’amministrazione indipendente di quelle Assicurazioni Generali dove il figlio Bruno sta facendo una sfavillante carriera? Certo. Come certo è che ieri sera alla Scala, prima uscita pubblica dopo la sua mancata riconferma, è volato da una parte all’altra della sala per salutare prima Giorgio Squinzi e poi Alberto Nagel.

Ma una cosa è fin d’ora assodata sul destino di Paolo Scaroni, una volta lasciata la carica di amministratore delegato dell’Eni. Il manager, infatti, continuerà a ricoprire la carica di presidente della Fondazione Eni Enrico Mattei, basata in uno splendido palazzo antico nel cuore di Milano, nel centralissimo corso Magenta. In tal modo, curiosamente, il destino di Scaroni finirà per somigliare a quello di Cesare Geronzi che è stato presidente proprio delle Generali ma che, pur defenestrato dai grandi soci dopo un anno di mandato, oggi continua a essere il presidente della fondazione del Leone di Trieste.

Torniamo alla fondazione che guarda caso proprio domani vedrà svolgersi una lezione di Anatol Lieven del King College di Londra (città dove Scaroni ha vissuto a lungo quand’era numero uno di Pilkington) sul tema della crisi ucraina. Scaroni rimarrà numero uno dell’ente perché il neopresidente Eni Emma Marcegaglia, ex presidente di quella Confindustria di cui il gruppo del cane a sei zampe continua ad essere uno dei maggiori contribuenti, non ha nessuna intenzione di sostituirlo. Nel board della fondazione, peraltro, vi sono ex Eni illustri come Domenico Siniscalco (numero uno di Morgan Stanley in Italia), Giuseppe Recchi (neopresidente di Telecom Italia), Roberto Poli e Salvatore Sardo mentre nel comitato scientifico siede fra gli altri Francesca Romanin Jacur, esponente di una facoltosa famiglia ebrea, storicamente grande azionista delle Generali, e che vede Robert Romanin Jacur (presidente di Cartasi) azionista di quella Sviluppo Energie Alternative di cui Scaroni è socio importante.

Geronzi, lasciata la presidenza di Generali con una lauta buonuscita di 16 milioni, non è remunerato per presiedere la fondazione del Leone. Sarà così anche per Scaroni?

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