Colaninno e gli amici di lotta e di sportello.

A Mantova lo chiamano “il ragioniere”. E’ Roberto Colaninno, già a fianco di Carlo De Benedetrti in Sogefi, poi scalatore di Telecom Italia in compagnia di Chicco Gnutti e della razza padana benedetta dall’allora premier Massimo D’Alema e, oggi, presidente uscente di Cai-Alitalia. Il “ragioniere” farà posto, con l’ingresso degli arabi di Etihad nella compagnia di bandiera, a Luca Cordero di Montezemolo; dopo essere stato alfiere della cordata dei “capitani coraggiosi” che sotto la regia dell’ex premier Silvio Berlusconi e dell’allora ceo di Intesa Sanpaolo Corrado Passera strapparono Alitalia ad Air France, salvo perdere centinaia di milioni negli anni successivi.
A Mantova, comunque, Colaninno è ancora uno dei personaggi più influenti dell’establishment cittadino. Il “ragioniere” ha due figli: il primogenito Matteo, classe 1970, da tempo si è lanciato in politica sotto le insegne del Pd, simpatizzando per l’ex segretario Pierluigi Bersani. C’è poi il giovane Michele, classe 1976, più impegnato nei business di famiglia visto che è amministratore delegato di Omniaholding, cassaforte della dinastia, della subholding Omniainvest ed è amministratore delegato della quotata Immsi.
Pochi sanno, però, che Michele ricopre nel capoluogo lombardo anche un’altra carica importante: è vicepresidente della Banca Popolare di Mantova, nata nel 2000 e controllata dalla Banca Popolare di Milano. La banca, con 80 dipendenti una ventina di sportelli, lo scorso anno ha perso più di un milione. Colaninno junior ne è vicepresidente perché Omniaholding detiene quasi il 15% dell’istituto, con un valore di carico di 7,2 milioni. Ma, guarda caso, Banca Popolare di Mantova ha concesso ala holding dei Colaninno uno scoperto di conto corrente di 7 milioni a fronte di una linea di credito di pari entità. E Bpm, che controlla l’istituto mantovano, ha dato alla cassaforte un altro fido di 10 milioni.
Così funzionano le cose nell’italico “capitalismo di relazione”, fatto di incestuose relazioni che vengono elegantemente definite “operazioni con parti correlate”. Quelle stesse “relazioni” politiche che tuttora legano il Pd al Monte dei Paschi di Siena presieduto da Alessandro Profumo: che alle Omniaholding e Omniainvest della Colaninno Family ha erogato complessivamente 40 milioni di fidi. Naturalmente a Rocca Salimbeni c’hanno provato gusto a finanziare il ragioniere mantovano: ed ecco un fido di 30 milioni alla Immsi e un altro di 20 milioni a Is Molas, che sviluppa progetti immobiliari e turistici in Sardegna.

Advertisements