Mps, il futuro padrone al Profumo di Viola.

Oggi è un gran giorno per il Monte dei Paschi di Siena. In serata, infatti, si saprà se l’ex presidente Giuseppe Mussari, l’ex direttore generale Antonio Vigni e l’ex capo della finanza proprietaria Gianluca Baldassarri hanno effettivamente compiuto ciò di cui sono accusati in un’aula del tribunale senese: ostacolo all’attività di vigilanza. Se cioè non hanno informato Banca d’Italia – o peggio hanno occultato, come i pm hanno sostenuto – dell’esistenza dei famosi contratti derivati, da “Alexandria” a “Santorini”, che contabilizzati poi come perdite dalla nuova gestione della banca affidata al presidente Alessandro Profuno e all’amministratore delegato Fabrizio Viola, hanno causato il primo maxibuco. Di tutto ciò si è scritto abbastanza per dimostrare che, lungi dall’essere “ostacolata”, Banca d’Italia conosceva molto bene la situazione dei derivati a Rocca Salimbeni. https://andreagiacobino.wordpress.com/2014/03/07/mps3-quelle-833-mail-su-alexandria/
https://andreagiacobino.wordpress.com/2014/04/07/mps4-bankitalia-3-domande-imbarazzanti/

Ma Mussari, Vigni e Baldassarri saranno certamente condannati. Non solo e non tanto per dar ragione alla procura che pure è incappata in incidenti clamorosi (quando ha chiesto inutilmente un maxisequestro a Nomura), ma perché serve dare in pasto a Siene e all’opinione pubblica le vittime sacrificali di un sacrificio ben più importante che giungerà a breve: quando a Siena verrà sfilata definitivamente la sua banca, colpita e affondata dagli ultimi stress test. Che poi questo avvenga per la banca “rossa” nel primo anno dell’Era Renziana ha un che di beffardo per il Pd e al danno s’aggiungono le beffe se si pensa che il finanziere renziano Davide Serra si appresta a fare affari d’oro rilevando i crediti problematici proprio del Monte.

Ma chi si mangerà Mps cui mancano capitali per 2 miliardi? Profumo ha dato incarico di trovare la quadra all’americana Citi, ma soprattutto ad Andrea Orcel di Ubs, già suo fido banchiere d’affari quand’era in Unicredit. E’ tutto interesse di Profumo che si vada verso una soluzione estera e il candidato numero uno resta la francese Bnp Paribas, già presente in Italia con Bnl, la cui rete non presenterebbe eccessive sovrapposizioni con quella senese. Una successiva integrazione tra Mps e Bnl potrebbe vedere Profumo sostituire Luigi Abete alla presidenza.

Viola, certamente, non sta a guardare quello che fa Profumo. Il manager, apprezzato da Bankitalia, è fautore invece di una soluzione nazionale, che passa rigorosamente da Intesa Sanpaolo. Proprio ieri Giuseppe Guzzetti, presidente di Fondazione Cariplo e grande azionista di Ca’ de Sass, ha incontrato il presidente di Fondazione Mps Marcello Clarich. E lo stesso Guzzetti non fece mistero dei suoi buoni rapporti con Mussari. Il problema di un accrocchio Intesa-Mps, semmai, riguarda le forti sovrapposizioni territoriali. Ma qui si delinea già oggi una soluzione: Intesa, infatti, potrebbe cedere la Cassa di Risparmio di Firenze al francese Crédit Agricole, che recentemente è uscita dal capital di Ca’ de Sass pagando una minusvalenza di quasi mezzo miliardo di euro e che con l’acquisto di CRFirenze verrebbe così risarcito. Consentendogli anche di fare un passo avanti in Italia ai danni dell’eterna rivale Bnp Paribas.

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