Spending review anche per Montezemolo.

A Natale è tempo di spending review anche in casa Montezemolo. Qualche giorno fa, infatti, a Roma è stato depositato il progetto di fusione per incorporazione di Fisvi in Fisvi Holding, unificando così le due casseforti dell’ex presidente della Ferrari e neopresidente Alitalia. “L’operazione di fusione – si legge nel progetto di merger – costituisce un importante strumento di riorganizzazione gestionale di cui il gruppo necessita. L’operazione è finalizzata ad obiettivi di razionalizzazione e di semplificazione della struttura societaria ed è volta al perseguimento di una maggior efficacia operativa e gestionale anche grazie ad una riduzione di costi e oneri generali, dovuta alla semplificazione dei processi amministrativi e alla eliminazione di duplicazioni e sovrapposizioni”.
La fusione avviene senza concambio perché la compagine azionaria è in fotocopia: Bim Fiduciaria, per conto del Trust Famiglia Montezemolo, ha il 95% di entrambe le società, Montezemolo a titolo personale è titolare del 4,95% e il restante 0,05% è di Francesco Saverio Grazioli.
C’è da dire che le due casseforti non brillano per redditività. Fisvi, anzitutto, che presieduta da Francesco Grazioli ha chiuso il bilancio 2013 con una perdita di circa 60.000 euro. La società possiede la grande villa di Montezemolo a Capri (in carico per 8,3 milioni), un importante immobile in via Mangili a Roma (2,2 milioni) e la Fisvi Charter (2,8 milioni) che affitta lo yacht da 33 metri denominato “Marhaba”, rilevato tramite un leasing da 2,57 milioni con Leasint (Intesa Sanpaolo) e un motoscafo Itama, venduto all’allora presidente Ferrari dall’amico Giovanni Malagò, oggi presidente del Coni, tramite la Moma Line. I bilanci di Fisvi Charter, però, continuano a “imbarcare” perdite: 857.000 euro nel 2013 dopo i -715.000 euro del 2012, e così Fisvi ha dovuto versare nella controllata oltre un milione in conto capitale.
Un po’ meglio se la passa Fisvi Holding, anch’essa presieduta da Grazioli, che ha chiuso il 2013 con un utile di 373.000 euro, La società deve però il profitto solo alla rivalutazione di 356.000 euro dello 0,74% di Genextra, la società biotech fondata dal finanziere Francesco Micheli e dall’oncologo Umberto Veronesi. L’1% di Bialetti Industrie, invece, vale poco più di 166.00 euro mentre sull’attivo totale di 14,8 milioni la parte del leone la fanno gli 11,6 milioni del 50,91% di Fisvi Tre, che possiede fra l’altro il 50% di Charme Management.

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