Kashoggi non ha molti Valori.

Anche i miliardari sauditi hanno il braccino corto. Ne sanno qualcosa gli sfortunati azionisti de La Centrale Finanziaria Generale, presieduta da Giancarlo Elia Valori, ex potente della Prima e Seconda Repubblica e più volte indicato come esponente di spicco della massoneria. I soci eccellenti della Centrale, a cominciare dalle Assicurazioni Generali per passare agli Amenduni di Acciaierie Valbruna e al costruttore Pierluigi Toti si sono ritrovati a Roma qualche giorno prima di Natale per approvare finalmente il bilancio 2013, la cui presentazione era stata più volte rinviata.
In quell’occasione Valori, affiancato dal vicepresidente Tarak Ben Ammar, si è presentato con un rendiconto in perdita per 9,4 milioni di euro che si somma agli oltre 5 milioni di rosso di esercizi precedenti. Il passivo si deve a una serie di svalutazioni su crediti per 4 milioni, in particolare verso la napoletana Oma Sud, finita in liquidazione. Capita di prestare denaro a chi poi ha difficoltà a ridartelo.
Più anomala, invece, la posizione relativa ai 4 milioni ancora da fatturare al Motasam Kashoggi Group: questa è una delle holding di Adnan Kashoggi, il miliardario saudito che negli Anni Ottanta era uno degli uomini più ricchi del pianeta ed è poi incorso in alcune disavventure. La Centrale ha svolto qualche consulenza per Kashoggi ma questi non può o non vuole saldare l’intero conto: e così ha detto che pagherà “in 4/8 mesi coerentemente con la propria capacità di pagamento”, si legge nel verbale dell’assemblea. Intanto gli azionisti di Valori devono accontentarsi di un “chip” da un milione.
Anche per questo l’approvazione del bilancio della Centrale non è stata una passeggiata. L’avvocato Giovanni Barbara per conto degli Amenduni (che hanno il 18%) ha contestato che il credito verso il saudita “continua ad essere iscritto tra le poste attive nonostante la difficoltà del recupero”. Così l’esercizio 2013 è stato approvato solo dal 60,5% degli azionisti mentre gli Amenduni hanno votato contro, come sulla nomina in consiglio di Domenico Livio Trombone (fra l’altro amministratore delegato di Carimonte Holdin e bne introdotto in Unipol) e Stefano Coen, che hanno sostituito i dimissionari Lamberto Dini (ex direttore generale di Bankitalia ed ex ministro del Tesoro) e Luca Garavaglia. Peggio è andato il voto sul nuovo collegio sindacale perché Valori è riuscito a portare a casa la sua lista di sindaci, ma solo con l’approvazione del 50,1% dei soci perché questa volta gli hanno votato contro, oltre i soliti Amenduni, anche gli Ardesi con circa il 10%.

Advertisements