Mps, una “Quaestio” alla Fondazione.

C’è un duo che sta sbancando tra le Fondazioni bancarie, da Milano a Siena. Ed è un’accoppiata benedetta da uno degli ultimi “arzilli vecchietti” della finanza italiana, Giuseppe Guzzetti, presidente di Fondazione Cariplo. Il duo vede Alessandro Penati, già puntuto editorialista di “Repubblica” e del “Corriere della Sera”, presidente di Quaestio Capital Management Sgr, di cui amministratore delegato è Paolo Petrignani, figlio di quel Rinaldo Petrignani già celebre ambasciatore italiano negli Stati Uniti che fu sfiorato dalle vicende Enimont che coinvolsero di striscio anche il figlio, ai tempi banchiere presso la banca americana Salomon Brothers. La Sgr gestisce tramite fondi “a ombrello” asset per oltre 9 miliardi di euro, da cui incassa commissioni per circa 9 milioni, e si definisce “indipendente”. La società è controllata dalla lussemburghese Quaestio Investment Sa, a sua volta detenuta al 100% dalla Quaestio Holding, anch’essa basata nel Granducato. Chi c’è alla testa della piramide? I soci sono: Fondazione Cariplo (37,65%), Locke S.r.l. (22%), Cassa Italiana di Previdenza ed Assistenza dei Geometri Liberi Professionisti (18%), Direzione Generale Opere Don Bosco, cioè l’Ordine dei Salesiani (15.60%) e Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì (6.75%). Nel consiglio d’amministrazione di Quaestio Holding c’è Penati (che a Intesa Sanpaolo aveva già venduto la su Epsilon Sgr), presidente è Francesco Cesarini, banchiere cattolico già numero uno di Banco Ambrosiano Veneto (poi diventato Intesa Sanpaolo), Bpm e Unicredit. La Locke è la società al 50% cadauno fra Penati e Petrignani, tramite i rispettivi veicoli Marketview e Sopa. Poco meno di un anno fa Guzzetti ha annunciato che la Fondazione da lui presieduta avrebbe demandato a Quaestio Sgr la gestione della quota di Intesa Sanpaolo, pari al 5% circa e che a fine 2013 valeva 1,3 miliardi. La società di gestione di Penati e Petrignani già gestiva tutte le altre partecipazioni quotate della Fondazione, che valgono 475,7 milioni (sono titoli delle Assicurazioni Generali, Mediaset, A2A e Fera Milano) ma che nel 2013 hanno reso l’1,1% rispetto a un benchmark del 4,8%. Non granché, insomma. Non solo: perché Quaestio Sgr gestisce anche la grande liquidità della Fondazione, pari a 5 miliardi, attraverso la Sicav lussemburghese Quamvis Sca. Anche qui il rendimento non è stato esaltante: solo l’1,73% nel 2013 rispetto a un benchmark del 3,61%. In presenza di queste performance di gestione non stellari, non si capisce allora perché a Siena abbiano deciso di seguire le orme di Milano. Marcello Clarich, presidente di Fondazione Mps, ha infatti annunciato che la Deputazione amministratrice della Fondazione ha approvato il profilo di rischio e rendimento e ha affidato l’incarico a Quaestio Sgr per la gestione della liquidità, pari a oltre 400 milioni. E al duo Penati-Petrignani sarà probabilmente affidata anche la gestione della quota nella banca di Rocca Salimbeni che resterà in mano alla Fondazione di Palazzo Sansedoni dopo l’imminente aumento di capitale da 3 miliardi. Stante il fatto che, contrariamente a Guzzetti, Clarich non è azionista della società di Penati&Petrignani, la vera “Quaestio” è chiedersi perché mai Palazzo Sansedoni abbia scelto questa società di gestione… PS Il 25 agosto 2012 Penati dalle pagine di “Repubblica” accusava la Fondazione Mps di “gestione disastrosa del patrimonio”. Vediamo se lui saprà gestire meglio…

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