La Cassa e Venezia in saldo.

Alla Cassa Depositi e Prestiti piace il “mattone” pubblico veneziano, soprattutto adesso che costa poco. Attraverso il suo braccio Cdp Investimenti Sgr, che gestisce alcuni fondi immobiliari e per il social housing, infatti, l’ente presieduto da Franco Bassanini e guidato da Giovanni Gorno Tempini ha messo nel mirino altri due pezzi pregiati della Laguna. Il Comune di Venezia, si sa, non naviga in buone acque: è senza sindaco e senza giunta, situazione ideale perché la cessione – via Demanio – alla Cassa di immobili non utilizzati, a prezzi di saldo, vada in discesa. Tanto che ora la Cdp punta alla caserma Pepe e all’ex convento della Celestia, per decenni sede dell’Archivio comunale.
Lo shopping veneziano è andato avanti incessante. Qualche mese, fa, infatti, Cdp ha stretto un accordo con Hines, società immobiliare americana guidata in Italia da Manfredi Catella, per rilevare l’ex Ospedale al Mare del Lido che Hines s’era ritrovata in pancia dopo aver preso la gestione di Est Capital Sgr, finita in amministrazione straordinaria. E ancora: dentro il Fiv Comparto Extra, fondo gestito dalla Sgr di Cdp, ci sono i 1.000 mq delle ex Carceri di San Severo, nel pieno centro veneziano tra San Marco e Rialto, uno dei quattro immobili strategici della recente alleanza tra l’imprenditore alberghiero Rocco Forte e il Fondo Strategico Italiano (80% Cdp, 20% Bankitalia) che mira a creare un polo del turismo vip. Ovviamente le ex Carceri, in tale piano, sono destinate a diventare un resort di lusso.
Nello stesso comparto del Fondo ci sono poi 750 mq dell’ottocentesco ex Casotto San Pietro sull’isola di Pellestrina e i 1.200 mq dell’Isola di San Angelo delle Polveri destinati a diventare una nuova struttura turistico-ricettiva della Laguna; così come avverrà sull’Isola di San Giacomo in Paludo anch’essa prossima ad essere rilevata dal braccio immobiliare della Cassa. Quest’isola, un ettaro di terra tra Burano e Murano, potrà infatti essere venduta dopo che il Consiglio di Stato ha dato ragione a Cdp e Demanio che la vogliono cedere, togliendola così all’Associazione ambiente Verdi e Società che l’aveva in concessione dal 1999. L’Associazione aveva avuto ragione dal Tar del Veneto, ma poi ecco la sentenza del Consiglio di Stato che favorisce di fatto il business di un ente pubblico come la Cassa. La piccola isola disabitata, ricca di storia e di reperti archeologici, potrà scomparire e diventare l’ennesimo super hotel di una Laguna dove la Cassa – e i suoi amici – stanno facendo affari a prezzi stracciati.

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