Il Sole non brilla all’Expo.

Giorgio Squinzi presiede oggi l’ultima assemblea nella sua qualità di presidente di Confindustria all’Expo di Milano. Ennesima messa cantata del capitalismo italiano, dopo quella di Consob e quella di Banca d’Italia. Quella di Squinzi è stata una delle più incolori presidenze dell’associazione degli industriali. Ma una cosa è certa: l’unico colore che ha avuto è stato quello del profondo rosso che caratterizza il suo quotidiano, “Il Sole 24 Ore” diretto da Roberto Napoletano.
I numeri del disastro del foglio color salmone sono impietosi. Partiamo anzitutto dal titolo della casa editrice, presieduta da Benito Benedini (presidente pure di Fondazione Fiera Milano e dei Cavalieri del Lavoro) e guidata da Donatella Treu, che nell’ultimo anno ha perso in borsa oltre il 10%. La Treu è stata nominata nel 2010 e un anno dopo è arrivato Napoletano: nel 2009 l’azienda fatturava quasi mezzo miliardo e il titolo viaggiava a 1,9 euro. Ciò significa in 7 anni ha perso 180 milioni di capitalizzazione, con buona pace dell’azionista di controllo.
Poi veniamo ai conti dai quali si evince che non brilla il sole, ma la notte è fonda in viale Monterosa: il bilancio consolidato 2014 su un fatturato di 310 milioni di euro, di poco superiore all’anno prima, è ancora in rosso per quasi 10 milioni, dopo che nel 2013 il disavanzo era stato di 76,2 milioni rispetto ai 45,8 milioni dell’anno prima. Male anche l’ultima riga del bilancio civilistico: la perdita è di 15,8 milioni dopo il disavanzo 2013 di 81,9 milioni. Questa è la voce che conta per l’azionista Confindustria. Che su proposta del board presieduto dal cavalier Benedini ha ripianato il passivo attingendo alla riserva sovrapprezzo azioni.

Nei cinque bilanci della gestione Treu il bilancio civilistico ha segnato perdite complessivamente pari ad oltre 186 milioni. Proprio come il valore distrutto in borsa a “beneficio” dell’azionista Confindustria.
Chapeau.

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