Mps, l’ultimo giorno di Profumo.

Domani è l’ultimo giorno di scuola di Alessandro Profumo a Siena. Il banchiere “dem”, infatti, lascia la presidenza del Monte dei Paschi a tre anni dalla sua nomina, fortemente voluta dall’allora sindaco della città del Palio, Franco Ceccuzzi, dalemiano di ferro. Il governo di Matteo Renzi dev’essere grato a Profumo visto che lo ha nominato subito nel consiglio d’amministrazione di Eni proprio mentre il banchiere diventa imprenditore finanziario assumendo il controllo di Equita Sim, uno dei più importanti broker di borsa e che quindi opererà anche sui titoli del gruppo petrolifero.

Il primo bilancio (2012) firmato da Profumo aveva perso 3,17 miliardi, l’ultimo (2014) è finito in rosso per 5,3 miliardi con un 2013 in passivo per 1,4 miliardi: in totale in tre anni sotto la presidenza di “Arrogance” il Monte ha bruciato oltre 10 miliardi e varato due aumenti di capitale da 8 miliardi. Le chiacchiere sostengono che tutti i problemi di Mps sono legati ai famosi contratti derivati stipulati all’epoca della presidenza di Giuseppe Mussari, la guida di Antonio Vigni e la direzione finanziaria di Gianluca Baldassarri, l’“uomo nero” a capo della “banda del 5%”. In realtà le operazioni finanziarie denominate Alexandria e Santorini hanno un effetto-perdita di circa 500 milioni, perdite che saranno ampiamente compensate dalle plusvalenze realizzate sui Btp comprati a fronte dei derivati stessi.

E allora da dove arriva il buco del Monte? Dalla svalutazione degli avviamenti (1,5 miliardi nel 2012), ma soprattutto dalla voragine delle perdite sui crediti: oltre 2,6 miliardi nel 2012, 2,8 miliardi un anno dopo e 7,8 miliardi nel 2014.

La Banca Centrale Europea ha messo il dito sulla piaga quando nell’ottobre dello scorso anno ha compilato la sua Asset Quality Review sul Monte: “La qualità degli attivi della banca è ancora influenzata dalla politica espansiva adottata in anni recenti (2008-2010), dalla scarsa qualità (sotto la media) del portafoglio-crediti della ex Antonveneta e il basso livello degli standard di erogazione del credito verso parti correlate e il territorio di riferimento”. In altre parole significa che sotto Mussari il Monte ha erogato denaro in modo scriteriato, anche e soprattutto agli “amici” (parti correlate) o esponenti vicini all’allora consiglio d’amministrazione. Chi sono stati i beneficiati? Nessuno lo sa. Profumo ha svalutato oltre 12 miliardi di crediti in tre anni ma non ha detto chi era cattivo debitore della banca. La “glasnost” c’è stata solo per via indiretta con almeno due nomi di creditori: il pastificio Amato (cui Mps prestò 19 milioni) e la Sorgenia allora di Carlo De Benedetti, che vide il Monte oltre che azionista anche erogatore di almeno 600 milioni di fidi. E’ troppo chiedere che il nuovo presidente del Monte Massimo Tononi, faccia finalmente chiarezza su questo punto? E’ troppo chiedere di sapere finalmente i nomi di chi ha beneficiato per anni di credito illimitato dal Monte, portando la banca a essere fra poco venduta per un tozzo di pane?

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