Il pasticciaccio del Portello.

Il pasticciaccio brutto del Portello fieristico di Milano ha un principale responsabile: Benito Benedini. Il baffuto imprenditore, già presidente dei Cavalieri del Lavoro, oggi presidente del Sole 24Ore, è anche presidente della Fondazione Fiera di Milano e in questa veste all’inizio dello scorso luglio ha incautamente dichiarato che il miglior progetto di riqualificazione dell’area era quello presentato dal Milan allora tutto di Silvio Berlusconi che progettava di costruirci il nuovo stadio. Progettava, appunto, perché di lì a poco, appena ceduto il 48% della squadra a Mr. Bee, il Cavaliere ha fatto marcia indietro e la figlia Barbara, presidente del team rossonero, ha fatto presente a Benedini che non se ne farà niente perché i costi di bonifica dell’area sono troppo elevati.
Il progetto “We are AC Milan” aveva vinto la competizione rispetto agli altri due progetti in gara: quello presentato da Feidos e quello targato Vitali-Statam. “Il progetto vincitore – aveva dichiarato l’incauto entusiasta Benedini – risponde appieno agli obiettivi e alle finalità statutarie di Fondazione Fiera Milano; individua, inoltre, funzioni – sport, tempo libero, accoglienza, attività formative, ricerca, salute, servizi – adeguate alle esigenze della città che si trasforma e alle linee di sviluppo del territorio metropolitano. Elemento predominante del progetto è lo stadio, spazio innovativo integrato nella trama del tessuto urbano circostante. La proposta del Milan, oltre che dotare la città di una struttura sportiva all’avanguardia, in linea con le più recenti realizzazioni europee, consente di ospitare sia funzioni compatibili con l’attività fieristico-congressuale, sia servizi di interesse generale, che contribuiscono al miglioramento del tessuto urbano”.
A distanza di un mese quelle parole sembrano una beffa. E una comica paiono pure gli incassi che la Fondazione aveva previsto: a fronte di un investimento previsto dal Milan di oltre 300 milioni di euro (una spesa tutta a carico degli sponsor, senza toccare le casse della squadra, con Emirates partner principale e una trentina di aziende pronte a chiudere accordi di sponsorizzazione), il canone di affitto di cui avrebbe beneficiato l’ente presieduto da Benedini era stato fissato in 4,050 milioni di euro annui, a fronte della concessione di un diritto di superficie di 50 anni.

Denari di cui la Fondazione ha assoluto bisogno. Perché il bilancio 2014 si è chiuso con un profitto di solo un milione di euro rispetto ai 2,6 milioni del precedente esercizio e la minore profittabilità diventa perdita secca nel progetto di bilancio consolidato in rosso di oltre 10,1 milioni rispetto al minutile di 1,6 milioni del 2013. Il tutto è ancora più preoccupante, tenuto conto che i ricavi che a livello di gruppo della fondazione sono stabili anno su anno a circa 250 milioni. E, come se non bastasse, fra poco meno di due mesi la Fondazione dovrà tirar fuori 30/40 milioni per sottoscrivere pro-quota l’aumento di capitale della sua controllata, la quotata Fiera Milano che ha varato un aumento di capitale da 70 milioni dopo che alla sua guida si è insediato Corrado Peraboni, già direttore generale della Fondazione.
Più che minacciare azioni legali ai rossoneri, o trattare con Berlusconi al ribasso, o ripescare gli altri progetti, Benedini dovrebbe avere il buon gusto di dire che ha clamorosamente sbagliato scelta e quindi dimettersi di corsa. E dovrebbe spingerlo a farlo anche il suo grande elettore, il governatore leghista Roberto Maroni, che per primo aveva espresso dubbi sull’opportunità di un nuovo stadio rossonero al Portello, in curiosa sintonia con Giuliano Pisapia, sindaco di sinistra di Milano.

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