Poste Italiane può continuare a vendere male.

Poste Italiane da lunedì va sul mercato. E il gruppo guidato da Francesco Caio vara la prima grande privatizzazione del governo Renzi dicendo a chiare lettere che le pratiche commerciali scorrette nei confronti dei suoi clienti per ciò che riguarda la vendita di prodotti assicurativi e finanziari, già accertate e sanzionate in un passato vicinissimo, potrebbero continuare. L’ammissione, davvero sconcertante, è contenuta fra le pieghe del Prospetto Informativo pubblicato oggi in vista della quotazione.

Al punto A26 riguardante i “Rischi connessi al procedimento Consob in corso alla data del prospetto” vi si legge infatti che “non si può escludere che Poste Italiane non sia in grado di attuare il menzionato piano di interventi con la possibilità che questo comporti ulteriori interventi e richieste dell’autorità con possibili effetti negativi sull’attività, sulle prospettive e sulla situazione economica, finanziaria e patrimoniale di BancoPosta e del gruppo”. Ci si riferisce alla sanzione che la Consob ha erogato a Poste Italiane nello scorso agosto individuando una serie di pratiche scorrette di BancoPosta nel collocamento al pubblico dei prodotti assicurativi e finanziari. Nel prospetto Poste Italiane assicura sì che investirà 10 milioni di euro nel triennio 2015-2017 per rimediare a queste pratiche (come non è dato sapere) ma, appunto, non esclude che si ripetano.

Cosa diceva la Consob? Aveva accertato che BancoPosta vendeva violando le norme che regolano i conflitti di interesse e la correttezza delle condotte e quelle relative alla materia della valutazione di adeguatezza degli investimenti. In particolare l’authority rilevava che Poste Italiane tra il 2011 e maggio 2014 “ha compiuto scelte strategiche tali da orientare, in assenza di adeguata valorizzazione degli effettivi bisogni della clientela, la propria attività di commercializzazione su specifici prodotti o categorie di prodotti (prevalentemente caratterizzati da elevate commissioni up-front)”. “In particolare – sottolineava la Commissione – dagli accertamenti ispettivi è emerso il ricorso a disinvestimenti anticipati della clientela, anche di carattere massivo per il tramite di OPA buyback, strumentali alla utilizzazione delle risorse da essi rivenienti per l’acquisto di altri prodotti ‘a budget’ in collocamento, determinando così un ‘effetto sostituzione’ degli strumenti finanziari collocati presso gli investitori (switch), senza che si tenesse conto delle esigenze degli investitori”. A fronte di ciò, Poste Italiane ha omesso di gestire tale acuita situazione di conflitto di interessi non evitando che la stessa incidesse negativamente sugli interessi dei clienti e di fatto consentendo il realizzarsi, sul piano operativo dei rapporti con la clientela, di comportamenti non conformi al dovere di agire con diligenza, correttezza e trasparenza”. Accuse circostanziate e gravi. Dopo le quali oggi si viene a sapere che Poste Italiane, che sta chiedendo soldi al mercati, potrebbe continuare a vendere “male”.

E meno male che il claim della campagna pubblicitaria del gruppo di Caio, in vista del collocamento, è: “Il cambiamento siamo noi”…

Advertisements